Doctor Strange nel multiverso della follia: la recensione

Doctor Strange nel multiverso della follia: la recensione

Doctor Strange 2: locandina

Sam Raimi

2022

3.5/5

A sei anni di distanza dall’uscita del primo film, Doctor Strange torna finalmente a essere protagonista della propria pellicola in questo nuovissimo capitolo corale, affiancato da altri personaggi appartenenti all’universo MCU, tra cui qualche nuova entrata. Dopo l’abbandono alla regia di Scott Derrickson – rimasto comunque nel ruolo di produttore esecutivo – per divergenze creative, Doctor Strange nel Multiverso della Follia vede alla regia Sam Raimi, che torna ufficialmente a dirigere un cinecomic dopo la fortunatissima saga di Spider-Man degli anni duemila.

A fronte di un incredibile impianto cinematografico decisamente autoriale – che già Marvel aveva tentato, in parte fallendo, con Eternals di Chloé Zhao – il film soffre immancabilmente di una struttura solida e, purtroppo, anche di una cgi non sempre al meglio.

Doctor Strange 2: Benedict Cumberbatch, Rachel McAdams e Xochitl Gomez in una scena del film

Tutto forse un po' troppo interconnesso

Come abbiamo già ribadito in più di un’occasione su questo sito, la Fase 4 dei Marvel Cinematic Universe manca purtroppo della solida struttura che l’aveva accompagnata film per film fino ad Avengers: Endgame, immancabile ultimo capitolo di una saga, quella dedicata alle gemme dell’infinito, che risultava molto coesa al suo interno. Questa quarta fase, seppur con gli ultimi prodotti abbia reso ben chiaro di voler includere il Multiverso come grande trama orizzontale del nuovo universo cinematografico che sta andando a creare, sembra partita con il piede sbagliato, con una struttura poco chiara e, probabilmente, poco programmata.

Come dice il titolo stesso, dopo Loki, What If…? e Spider-man: No way home anche questo nuovo capitolo di Doctor Strange basa la sua intera trama sul Multiverso – addirittura introducendo un nuovo personaggio in grado di attraversarlo. Il guaio però è che, per l’ennesima volta, il Multiverso non risulta per nulla coerente con quanto già spiegato in precedenza: il che non sarebbe un problema di per sé per godersi il film, se non fosse che Marvel punta sempre di più sull’interconnessione di tutti i suoi prodotti, tanto da rendere quasi necessario recuperare un’intera serie televisiva (WandaVision) per poter apprezzare appieno il film (ma la vicenda è ugualmente comprensibile anche senza la visione).

Doctor Strange 2: Elizabeth Olsen nei panni di Scarlet Witch in una scena del film

Il diretto seguito di WandaVision

Se finora non avevamo visto nessuna delle serie uscite su Disney Plus influenzare direttamente i film al cinema, questa volta Doctor Strange nel Multiverso della Follia si pone praticamente come diretto seguito di WandaVision. Wanda diventa infatti quasi co-protagonista dando a Elizabeth Olsen la possibilità di mettere alla prova le sue capacità attoriali in una performance che riesce solo a far amare ancora di più il personaggio. Forse uno dei personaggi con l’evoluzione migliore all’interno dell’universo Marvel, Wanda porta con sé una grande sofferenza costellata di numerose perdite e, l’ultima, il sogno infranto di una vita con i figli che non può essere vissuta, la spinge al limite. Un’evoluzione che potrebbe sembrare un’involuzione, soprattutto dopo gli eventi di WandaVision, ma che trova subito facile spiegazione nel darkhold che la corrompe. Elizabeth Olsen riesce bene a veicolare la differenza tra la Wanda ragionevole e la Scarlet Witch completamente irrazionale. Si può solo sperare di vederne ancora di più in futuro.

Un film sperimentale

Questa volta Marvel lascia carta libera a Sam Raimi, il quale è in grado una volta tanto di lasciare la sua impronta nel film. Sono tanto le auto-citazioni, da La Casa a L’armata delle tenebre, e per la prima volta il regista porta all’interno di quelli che sono sempre stati prodotti pensati per essere rivolti anche e soprattutto a un pubblico molto giovane un po’ di quella vena horror che lo contraddistingue. Atmosfere inquietanti e di tensione accompagnano tutta la pellicola sfruttando appieno gli ambienti del Multiverso e alcuni incantesimi chiave che permettono di dare vita a situazioni da brivido. Non mancano jumpscare, dettagli macabri che richiamano l’universo zombie e stregonerie che portano a vere e proprie deformazioni del corpo, il tutto accompagnato dalla colonna sonora cupa e angosciosa di Danny Elfman, che manca però del tema caratteristico che ci aveva affascinato nel primo film.

La mano di Raimi si vede anche nelle inquadrature, spesso singolari, e nella regia di alcune scene semplicemente uniche per fantasia di esposizione – impossibile non citare una scena in particolare che coinvolge la musica, forse la più caratteristica.

Purtroppo però la regia e la sperimentazione non bastano a rendere il film completo: la trama scricchiola qua e là, risultando parecchio confusionaria a una prima visione, soprattutto per chi mastica poco la lore di questo universo, e spesso si ha la sensazione che le cose debbano andare in un certo modo per arrivare a un punto ben preciso, con giustificazioni che crollano davanti a un’attenzione più puntigliosa. Per un film che si basa principalmente sugli effetti speciali, poi, spesso la computer grafica risulta quasi abbozzata e si vede nettamente lo stacco tra ciò che è reale e ciò che è stato creato digitalmente.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia è tuttavia un film visivamente incredibile ed estremamente godibile per alcune sue scelte formali. Non possiamo che consigliarne la visione al cinema.

Fonti

Doctor Strange nel Multiverso della Follia (Doctor Strange in the Multiverse of Madness, 2022), Sam Raimi

Tutte le immagini appartengono a Disney.

Gaia Galimberti

Laureata in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano, è cresciuta fantasticando mondi attraverso i libri e, dopo essersi innamorata del cinema, fatica a trovare il tempo per correre dietro a tutte le sue passioni. Sogno nel cassetto: scrivere un libro.

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