WandaVision: la recensione della serie

WandaVision: la recensione della serie

WandaVision: locandina e valutazione

Miniserie

2021

Disponibile su: Disney+

4/5

Eccoci infine giunte a parlare di WandaVision, la prima serie dei Marvel Studios approdata su Disney+ dal 15 gennaio scorso che apre ufficialmente le porte alla tanto attesa Fase 4 del Marvel Cinematic Universe. L’onore sarebbe dovuto spettare a Black Widow lo scorso aprile ma causa Covid-19 non ne sentiremo parlare ancora almeno fino a maggio di quest’anno. I Marvel Studios si sono così ritrovati ad inaugurare la nuova fase con la serie forse più sperimentale che abbiano mai avuto il coraggio di creare ma che, forse, a conti fatti, non si è più di tanto scostata dallo standard Marvel che tutti conosciamo.

Una serie sul lutto

Avevamo lasciato Wanda Maximoff alla fine di Avengers: Endgame addolorata per il lutto dell’amato Visione, ucciso dal titano Thanos nella sua ricerca per le gemme dell’infinito, e nel primo episodio di WandaVision ci ritroviamo improvvisamente catapultati all’interno di una sitcom americana anni ‘50, liberamente ispirata a serie come The Dyck van Dyke Show e I Love Lucy, in cui Wanda e Vision vivono felici la loro vita da neo sposi. Non passa molto che vediamo subito i primi segnali di qualcosa non è come dovrebbe.

La serie si presenta così fin da subito come un vero e proprio mistery di cui gli spettatori sembrano chiamati a cogliere ogni più piccolo dettaglio per scoprire cosa stia davvero succedendo ai personaggi sullo schermo, come intrappolati in una realtà alternativa di cui non sembrano avere il controllo. Per la prima volta la Marvel si allontana così da quei cinecomic d’azione che siamo abituati a vedere al cinema e ci presenta una serie un po’ diversa, più intrigante, citazionista fin nei minimi dettagli, guidata da una precisa volontà di raccontare una storia e l’evoluzione di un personaggio finora lasciato in secondo piano. WandaVision è una serie su Wanda Maximoff e Visione, lo dice il titolo, e nei primi episodi vediamo effettivamente i due personaggi farsi protagonisti di una storia tutta loro. Eppure più andiamo avanti e più il personaggio di Visione sembra farsi da parte per lasciare tutta l’attenzione a Wanda. Ed effettivamente in questo continuo dialogo tra sitcom del passato Wanda è quella figura che emerge più di tutte le altre e alla fine è chiaro chi sia la protagonista: e WandaVision improvvisamente assume un altro significato, più nascosto. La visione di Wanda.

WandaVision è prima di tutto una serie sul lutto. Il filo conduttore che guida gli episodi altro non è che l’elaborazione di un lutto e il racconto dello svolgersi di quelle famose cinque fasi che tutti abbiamo sentito nominare appena una volta. Il dolore di una donna che nella vita ha perso tutto e che per tornare a prendere coscienza di se stessa, di ciò che è diventata e del mondo che la circonda deve prima di tutto tornare là dove tutto è iniziato e dove sa di poter trovare conforto. Dopo il punto di svolta più o meno riuscito con Captain Marvel, la Marvel continua la sua narrazione di personaggi supereroi femminili riesce forse a dare la migliore caratterizzazione di un suo personaggio in più di dieci anni di attività. Con WandaVision si spinge anche per la prima volta ad affrontare temi e situazioni finora inediti.

Una serie sperimentale o il solito cinecomic?

Se Wanda è la protagonista assoluta della serie, è vero anche che solo lei sembra uscirne pienamente vincitrice. Elizabeth Olsen dà prova di tutta la sua bravura ma questo va purtroppo a discapito di una scrittura che abbandona presto molti dei suoi personaggi comprimari. 

Marvel sceglie qui di abbandonare gli schermi cinematografici a favore dei piccoli schermi domestici e grazie a Disney+, più che nei precedenti esperimenti con Netflix e ABC, dispiega tutte le sue armi nel realizzare un prodotto incredibile dal punto di vista qualitativo dell’immagine e degli effetti speciali. Ma, complice forse anche la scelta di rilasciare gli episodi una volta a settimana, cosa che più di ogni altra ha lasciato tempo al pubblico di farsi delle domande, la scrittura della serie sembra improvvisamente perdere di mordente sul finale. Se fin nei primi episodi si avvertiva un alone di mistero su cui gli spettatori erano invitati a ragionare, nell’ultimo episodio la serie sembra abbandonare ogni suo miglior proposito per tornare sui più sicuri binari che tutti conosciamo e perde così improvvisamente la sua miglior occasione di elevarsi a “qualcosa di più che un semplice cinecomic”.

La miglior arma dei Marvel Studios, quella della costruzione di un immenso universo condiviso, probabilmente comincia a ritorcersi contro: la necessità di portare sempre nuovi spettatori al cinema relega purtroppo i nodi principali delle vicende dell’universo condiviso ai soli film, lasciando alle serie televisive poco spazio di manovra per specifici personaggi e piccole realtà. Non stupisce così vedere alcuni personaggi secondari apparentemente fondamentali nei primi episodi venire relegati a mere comparse o addirittura scomparire nel finale, per avere probabilmente un seguito in qualche futuro film (rivedremo Teyonah Parris in Captain Marvel 2, Kat Dennings in Thor: Love and Thunder e Randall Park nel prossimo Ant-Man: Quantumania). Non mancano purtroppo anche alcuni buchi di trama e alcune falle in una scrittura che inizialmente sembrava essere più curata e che lasciano alla fine con alcuni dubbi.

La prova viene tuttavia ampiamente superata dai Marvel Studios che aprono così le porte ad un futuro che ancora non accenna a perdere presa nel mondo dell’intrattenimento. I prossimi appuntamenti sono con The Falcon and the Winter Soldier dal 19 marzo e la successiva Loki, dal 11 giugno.

Fonti

WandaVision, miniserie, Disney+

Gaia Galimberti

Laureata in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano, è cresciuta fantasticando mondi attraverso i libri e, dopo essersi innamorata del cinema, fatica a trovare il tempo per correre dietro a tutte le sue passioni. Sogno nel cassetto: scrivere un libro.

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