Eternals: l’inizio di una Marvel più sperimentale

Eternals: l'inizio di una Marvel più sperimentale

Chloé Zhao

2021

Disponibile su: Disney+ (prossimamente)

3.5/5

Con il terzo film dell’anno i Marvel Studios tentano di puntare in alto, coinvolgendo una regista ormai premio Oscar, Chloé Zhao, in un film che sembra cercare in tutti i modi di discostarsi dal tracciato del Marvel Cinematic Universe. Il risultato, però, non è totalmente riuscito, e sono molti i critici e i fan in tutto il mondo a pensarla così.

Con Eternals si tenta di fare ciò che l’MCU ha tentato di costruire in dieci anni, ma tutto in un solo film condensato nell’arco di poco più di due ore e mezza: una durata estremamente corta per la complessità della storia che si vuole andare a raccontare ma che, in sala, purtroppo pesa parecchio, principalmente nel secondo atto.

Eternals: gli eterni davanti alla porta di Istar

A spasso nel tempo con gli antichi astronauti

Zhao introduce ben dieci nuovi personaggi al già complesso universo Marvel, aumentando incredibilmente le dimensioni della sua epica. Gli Eterni non sono semplici eroi, sono veri e propri dei, o almeno così appaiono agli occhi umani, in una storia ormai nota e riconducibile alle teorie sugli antichi astronauti. Gli dei delle più antiche civiltà umane diventano così personaggi alieni in carne e ossa: la mitologia greca si rifà quindi a Thena per la loro dea, a Sersi per la maga Circe, ad Ajak (che nei fumetti originali è un uomo) per l’eroe Aiace, a Zuras per Zeus e a Ikaris per Icaro, il leggendario figlio di Dedalo creatore del labirinto del Minotauro; ma anche il babilonese Gilgamesh diventa un eterno, così come Makkari – in inglese molto vicino alla pronuncia di Mercury, Mercurio quindi per i romani.

Inviati sulla Terra dal celestiale Arishem – l’essere più potente che probabilmente vedremo mai nell’MCU – hanno la missione, almeno apparente, di aiutare l’umanità a progredire e proteggerla dall’attacco dei devianti. Una storia che fin dall’inizio mostra le sue perplessità e che, fin da subito, è abbastanza intuibile dove voglia andare a parare. Ma per una volta non sono i colpi di scena a fare da padrone a un film Marvel.

Sono la bellezza delle ambientazioni e le inquadrature le vere protagoniste della pellicola, in cui non è difficile scorgere la mano della Zhao tra una scena d’azione e l’altra. I campi lunghi che abbracciano spiagge, monti e antiche civiltà – impossibile dimenticare la meravigliosa porta di Ištar all’ingresso di Babilonia, anche se ricostruita in Cgi – mostrano una terra meravigliosa che troppo spesso diamo per scontata, sottolineando quell’amore per il mondo e la sua umanità che gli Eterni, ormai parte di essa, decideranno di proteggere a costo della loro vita. La Zhao limita moltissimo la Cgi e si vede: la qualità dei paesaggi reali ancora non è superata dagli effetti speciali che nella Marvel sono fin troppo spesso invasivi.

Eternals: il celetiale Arishem

L'universo Marvel si espande a dismisura

La saga delle gemme dell’infinito si è conclusa con Avengers: Endgame, ma l’MCU continua la sua corsa. Dopo Thanos e il suo guanto, tuttavia, trovare nuove minacce si fa sempre più difficile: fioccano così le organizzazioni millenarie che sono sempre esistite ma di cui stranamente non abbiamo mai fatto fino ad ora la conoscenza. Già con Black Widow e Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli abbiamo storto il naso alla comparsa della “Stanza Rossa” e dei “Dieci Anelli” stessi. Ora scopriamo dell’esistenza degli Eterni, che sulla Terra ci sono fin dal 5000 a.C., ma non sono mai intervenuti nelle guerre tra popoli, limitandosi a eliminare la minaccia dei Devianti. La spiegazione si regge abbastanza in piedi, ma scricchiola un po’: visto lo scopo finale di Arishem, perché Thanos non è stata una minaccia in cui intervenire? A questo il film non dà risposta.

A personaggi cosmici potentissimi rispondono minacce cosmiche ancora più potenti. L’universo Marvel si espande a dismisura e facciamo la conoscenza – dopo Ego, un po’ più in dettaglio – dei Celestiali. Per il momento possiamo farcelo ancora andare bene, ma il trucchetto potrebbe esaurire ben presto la sua carica. Quali minacce più potenti degli Eterni potranno mai tirare fuori in futuro per i nuovi grandi eroi che si succederanno nel MCU?

Eternals: Phastos guida gli altri Eterni da Thena e Gilgamesh

Parola chiave: diversità

Dopo dieci anni di immagine limitante, in cui i pochi volti “diversi” erano relegati a ruoli per lo più marginali, in questa Fase 4 Marvel tenta il tutto per tutto abbracciando finalmente la diversità in tutte le sue forme. Sicuramente a muovere gli Studios non è tanto la bontà quanto un po’ la ricerca del mercato – quello cinese sembra ancora impenetrabile – e il cercare di cavalcare l’onda del cosiddetto “politically correct” che si sta svegliando in questi anni. Ma, nonostante le motivazioni dettate dal vil denaro, il mondo si sta aprendo a una rappresentazione nettamente migliore del mondo che ci circonda ed Eternals ne è la dimostrazione lampante.

Un cast diversissimo che va ad abbracciare volti freschi di etnie diverse – di cui la Zhao sembra andare, e a ragione, molto fiera, per la quantità di volte che li schiera in bella vista sullo schermo. Un cast diverso, ma pur sempre americano, in cui perfino alcune identità del fumetto cambiano genere, il tutto diretto da una regista donna, cinese – anche lei naturalizzata statunitense. E, per la primissima volta – dopo un ridicolo bacio fugace alla fine di Star Wars: L’ascesa di Skywalker e un altrettanto ridicolo accenno in Avengers: Endgame – non solo nella Marvel ma nella Disney stessa, sul grande schermo compare la prima coppia omosessuale, e lo fa con un amore e una dolcezza infinita, perfettamente in linea con la storia. Ma soprattutto, lo fa in modo da essere strettamente legato alla storia e in modo da non poter essere ritagliato e rimontato in paesi meno permissivi. Forse per la prima volta non sono stati solo i soldi a guidare la mano?

Non tutto è oro quel che luccica

Ma… c’è un ma. Eternals è ben lontano dall’essere un capolavoro. Per molti forse si ritaglierà un posto molto in alto nella classifica dei migliori cinecomic, ma, agli occhi di chi scrive, purtroppo no. Ci sono molte cose che non funzionano.

Il problema sta tutto in qualcosa di ben specifico: i flashback. Marvel si espande, si diversifica, va a spasso nella storia, ma per fare tutto ciò ha bisogno anche di spiegare tante cose. E lo fa, ma male. Lo vediamo fin dall’inizio, nello spiegone su schermo a mo’ di Star Wars, e lo vediamo in molti punti del film, attraverso le parole dei personaggi che sì, si trasformano in immagini, seguendo perfettamente la linea dello show don’t tell, ma che appesantiscono enormemente la pellicola e il ritmo generale. In due ore e mezza sono più le cose che succedono nel passato che quelle che accadono nel presente e, alla fine della fiera, la ciccia è un po’ poca, tutto considerato.

Se la Zhao sta giustamente primeggiando e salendo alla ribalta negli ultimi anni con i suoi film, forse non era ancora il momento di coinvolgerla in un film Marvel. Nonostante l’ampio controllo che le hanno dato il film non è completamente riuscito e forse la ragione sta nel genere troppo diverso che si è trovata ad affrontare: qualche anno in più di esperienza avrebbe sicuramente giovato.

Eternals: Richard Madden e Gemma Chan

Un esperimento non del tutto fallito

L’esperimento non è tuttavia fallito, anzi. Eternals si prende la libertà di osare e ci porta un film più riflessivo, più strettamente improntato sui suoi personaggi e sulla loro psicologia. Il cast di ben dieci personaggi, nonostante il focus su uno in particolare, è perfettamente caratterizzato, senza fretta, e ogni personaggio è delineato nei suoi particolari più essenziali. Il film si porta inoltre dietro una forte carica emotiva che difficilmente vediamo nei cinecomic Marvel. Il dramma di Sprite, creatura millenaria intrappolata in un corpo di bambina che non le permette di costruirsi una vita come gli altri; il peso della responsabilità di Gilgamesh, che sceglie di rimanere al fianco di Thena pur di non intaccare i suoi ricordi; il dissidio interiore di Ajak, divisa tra il proprio dovere – il dogma imposto dall’alto – e l’amore nutrito nei confronti dell’umanità che ha visto crescere e progredire; il dolore e la paura di Phastos, che rischia di perdere tutto ciò che ha costruito con la sua famiglia.

Se Eternals non è riuscito a portare a totale compimento i propri buoni propositi, confidiamo che sia però una buona base di partenza per i film che verranno: forse un po’ più maturi, un po’ più diversi e più sperimentali con i generi.

Forse Icaro volerà un po’ meno vicino al sole, la prossima volta.

Fonti

Eternals (Id., 2021), Chloé Zhao

Tutte le immagini sono di proprietà dei Marvel Studios.

Gaia Galimberti

Laureata in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano, è cresciuta fantasticando mondi attraverso i libri e, dopo essersi innamorata del cinema, fatica a trovare il tempo per correre dietro a tutte le sue passioni. Sogno nel cassetto: scrivere un libro.

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