The Falcon and The Winter Soldier: il futuro è ora

The Falcon and the Winter Soldier: il futuro è ora

The Falcon and the Winter Soldier ig

 

Disney+

2021

3.5/5

Dove eravamo rimasti

È giunto il momento di tirare le somme anche di The Falcon and The Winter Soldier, la nuova serie Marvel appena conclusa su Disney+ e che per sei settimane ha monopolizzato l’attenzione dei fan dell’Universo Cinematografico dei supereroi. Ad aprire la fase quattro del MCU, dopo la fine della terza con Spider-Man: Far From Home, è stata la serie WandaVisionin maniera totalmente sbalorditiva, il personaggio di Scarlett Witch ha contribuito a cambiare le carte in tavola aprendo definitivamente le porte dell’universo Marvel a un mondo totalmente nuovo.

È in questo mondo che The Falcon and The Winter Soldier trova la sua strada: un mondo che sta cercando di ricomporsi dopo gli eventi di Avengers: Endgame ed è in questo processo di ricostruzione che non tutti riescono a trovare il proprio posto. La serie, creata da Malcom Spellman e diretta da Kari Skogland, ruota proprio intorno a questo senso di inadeguatezza.

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Il peso dell'eredità

Non si può negare: i primi episodi lasciano un po’ perplessi, specialmente a causa dell’obbligatorio confronto con WandaVision, conclusosi a pochissimo tempo di distanza. Se la prima serie, con i suoi nove eccentrici episodi, tutti esplosivi e stravolgenti, sembrava aver delineato una nuova linea narrativa, The Falcon and The Winter Soldier torna alle origini con un lungo salto nel passato, riprendendo totalmente lo stile dello spy movie di Captain America: The Winter Soldier. Lo stacco dalla serie con Elizabeth Olsen e Paul Bettany, quindi, risulta molto netto e il ritmo, almeno inizialmente, fa fatica a incalzare. Certamente non ha giocato a favore lo slittamento inizialmente non programmato della serie, prevista in un primo momento come la serie di debutto dei nuovi prodotti Marvel destinati a Disney+ e poi, successivamente, spostata proprio dopo WandaVision: nel primo caso, il cambiamento stilistico sarebbe risultato sicuramente più graduale e molto meno brusco. 

Altra prova dello slittamento non pianificato è la narrazione che ruota totalmente intorno a quel che rimane del mondo immediatamente dopo Endgame. Se in WandaVision abbiamo fatto i conti con le conseguenze emotive dovute alla battaglia contro Thanos, ora tocca farli con l’eredità morale, con l’etica e la vera e propria ricostruzione della civiltà. Sam in particolare, si ritrova con la responsabilità del dover raccogliere l’eredità di un mostro sacro come Captain America, un simbolo a cui l’umanità si è aggrappata per decenni e che ora si cerca disperatamente in qualcun altro. Opposto a Sam, con molti più dubbi e incertezze, ritroviamo Bucky Barnes che, finalmente libero dalla schiavitù impostagli dall’HYDRA, deve affrontare i fantasmi del passato che, per lui, prendono la forma del Soldato D’Inverno.

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Un nuovo mondo

I nostri protagonisti non sono però gli unici in difficoltà con gli strascichi del nuovo mondo. Nella narrativa di questo tipologia di cinema c’è sempre un gruppo di grandi esclusi, gli invisibili di cui raramente ci è dato sapere le sorti dopo i grandi eventi vissuti sul grande schermo: si tratta della gente comune, persone reali lasciate a sé stesse, spaesate in un mondo che faticano a riconoscere e che, in questo caso, fatica a sua volta a riconoscerli. Qui sono rappresentati dai Flag-Smasher, descritti come terroristi ma, andando avanti con gli episodi, diventa sempre più evidente come siano soltanto i naturali figli di un futuro che non esiste più, sostituito da un nuovo mondo e, in particolare, da una nuova America. Proprio questa America cerca, un po’ grossolanamente, di ricucire la ferita affidando a un nuovo volto il più grande simbolo di giustizia e speranza dell’umanità: lo scudo di Captain America. Il nuovo designato, però, si ritrova a essere piuttosto la rappresentazione di quella società e cultura che conosciamo fin troppo bene anche noi: in questo gli autori di The Falcon and The Winter Soldier sono stati dei maestri perché hanno reso il personaggio di John Walker l’esempio perfetto di come la società non faccia altro che creare carnefici dalle loro stesse vittime attraverso la via del suprematismo.

Provocatorio al punto giusto e con la corretta dialettica, The Falcon and The Winter Soldier dimostra così di aver scelto la giusta strada da percorrere nel futuro Marvel, delineando allo stesso tempo i confini di quel nuovo mondo che sarà, d’ora in poi, il campo di battaglia protagonista di qualsiasi evento in avvenire. Non è oro tutto ciò che luccica ma, d’altronde, non lo è mai, e nonostante alcune scelte iniziali che rallentano la visione, il risvolto si trova ben presto nel duo composto da Anthony Mackie e Sebastian Stan: un duo che funziona grazie alla chimica evidente che ricorda molto i buddy movies e in cui si intromette, senza mai risultare di troppo, Daniel Bruhl che ritorna nei panni di Zemo in maniera totalmente naturale. Un equilibrio vincente che funziona e non stona, o almeno non troppo.

Fonti

The Falcon and The Winter Soldier (2021), Disney+

Valentina Dadda

Studia scienze dei beni culturali ed è innamorata da sempre del cinema e della letteratura, suoi compagni di viaggio da una vita. Affronta le giornate passando da una citazione all'altra e passerebbe ore a parlare di scienza o di femminismo, o di tutte queste cose insieme.

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