The Good Wife: la spirale discendente di Alicia Florrick

The Good Wife: la spirale discendente di Alicia Florrick

The Good Wife, serie televisiva conclusa nel 2016, è un legal drama dalla caratteristica struttura serial ma con spunti originali e una solida storia di fondo.

The Good Wife: locandina

Disponibile su: Amazon Prime Video

7 stagioni

2009-2016

3.5/5

Non è facile trovare un serial americano che non sia ripetitivo e che riesca a intrattenere per lunghe stagioni senza mai annoiare, specialmente quando la trama orizzontale è ridotta all’osso e il fulcro della serie sono i singoli casi dei singoli episodi da quaranta minuti.

Con le sue 43 nomination agli Emmy, 14 ai Golden Globe, 9 ai SAG Awards, tuttavia, The Good Wife è la serie creata dai coniugi Robert e Michelle King che riesce nell’intento di portare originalità anche dopo più di cento episodi e a sorprendere nonostante l’apparente tipica struttura ripetitiva. Dove sta il segreto?

The Good Wife: Julianna Margulies e Christine Baranski in una scena della serie

Una serie imperfetta

Alicia Florrick (Julianna Margulies) non esercita la sua professione di avvocato da tredici anni quando, a causa di uno scandalo sessuale che coinvolge il marito e procuratore Peter Florrick (Chris Noth), decide di tornare al lavoro, necessario per mantenersi.

La trama orizzontale è abbastanza semplice, eppure sono diversi i fattori a renderla interessante nel suo contesto.

I coniugi King guidano una sceneggiatura dagli spiccati toni originali, con episodi chiave unici in un panorama televisivo, quello dei classici serial americani, che risulta spesso ripetitivo nella sua struttura episodica. La televisione americana realizza serial con i medici – la stessa Julianna Margulies è stata una delle protagoniste di E.R. – Medici in prima linea – con i detective, la polizia scientifica, i profiler, gli esperti di comunicazione non verbale. Molte di queste serie, tuttavia, falliscono nel creare una solida trama orizzontale che tenga insieme anni e anni di produzione.

È in questo che The Good Wife riesce – quasi – a differenziarsi: l’intento dei due showrunner, con il senno di poi, è chiaro fin dall’inizio, e ciò aiuta i singoli episodi a costruire lentamente un personaggio che evolve di stagione in stagione.

Neanche The Good Wife è tuttavia immune alle critiche. Purtroppo, anche questa serie riporta una serie di difetti probabilmente attribuibili all’estremo prolungarsi della storia in un numero spropositato di stagioni. Se la serie è un continuo crescendo fino alla quinta stagione, da qui in poi situazioni, storie dei vari personaggi e casi legali cominciano a diventare ripetitivi. Quasi non si contano i personaggi che spariscono da una stagione all’altra, a volte perfino da un episodio all’altro, senza nessuna giustificazione interna alla storia. Quasi non si contano nemmeno le volte in cui Stern, Lockhart & Gardner cambia nome, si disfa e si ricompone. E a lungo andare anche gli espedienti narrativi perdono mordente, si scambiano, rimescolano e ripetono; a tratti, diventano persino assurdi.

Cinque episodi memorabili

The Good Wife si spinge oltre alla semplice storia che all’inizio apparentemente vuole raccontare. Durante la prima stagione i futuri sviluppi sembrano chiari all’orizzonte: è una storia di rivalsa, una donna tradita che con le sue forze risale dal pozzo profondo in cui è stata gettata per divenire una donna forte e indipendente, che si allontanerà dal marito e troverà interesse per uomini migliori.

Eppure, la storia ci riserva molteplici sorprese e alcuni dei migliori episodi sono la chiave di questa originale gestione.

Nonostante vi siano già quattro stagioni alle spalle, la quinta riesce a regalare alcuni dei momenti migliori dell’intera serie. In Rivelazione (05×05) la trama orizzontale ci allontana per la prima volta da Lockhart & Gardner: Alicia e Cary decidono di prendere in mano le proprie carriere e aprire il loro personalissimo studio. Lo scontro è subito aperto: Will Gardner, dopo aver aperto le braccia ad Alicia quando nessuno voleva assumerla, si ritrova tradito da colei che pensava essere un’amica sincera, e inizia lo scontro tra i due studi che si protrarrà fino a Colpo di scena (05×15). Lo dice il titolo, ed è vero: siamo in una serie che parla di avvocati, cosa mai potrebbe andare storto. Il rischio non calcolato, allontanato dalla mente degli spettatori anche grazie all’esagerato numero di episodi in cui i protagonisti escono vincitori, ci prende di sorpresa con la morte di uno dei personaggi che abbiamo considerato tra i più importanti fino ad ora. La gestione della sua morte è forse tra le migliori e non si poteva fare meglio di così. In L’ultima chiamata (05×16) siamo ad un punto di rottura, un momento decisivo nella vita di Alicia che si ripercuoterà su tutte le sue scelte future. Come non dimenticare quindi L’occhio della mente (06×14), il primo vero episodio in cui ci è permesso di entrare nella testa della nostra protagonista e comprenderne a fondo dubbi, sofferenze e scelte.

Altri episodi colpiscono per la varietà di punti di vista, staccandosi dalla fissa gestione strutturata della maggior parte di essi: primo tra tutti, Dubbio (01×18), in cui prendiamo parte insieme alla giuria ad un caso che coinvolge lo studio di Alicia, caso dal punto di vista dei giudicanti, solo grazie ai quali scopriamo il reale risultato della decisione.

Menzioni speciali vanno a Politicamente corretto (02×05), in cui Lockhart & Gardner deve decidere se rappresentare una massaggiatrice che dice di aver subito una molestia sessuale da un famoso attivista per i diritti umani, dove lo svolgimento dell’episodio non è scontato e porta ad una conclusione tristemente vera; Nove ore (02×09) e Un pugno di voti (04×22) ci portano invece in due diverse corse contro il tempo, dando prova della grandissima scrittura di The Good Wife.

Un cerchio che si chiude

Alicia Florrick, lo dice il titolo stesso, è la moglie “perfetta”: lo scandalo è ovunque e sulla bocca di tutti, non c’è nessuno a Chicago che non conosca il suo nome, eppure Alicia è costretta a mantenere la sua compostezza, ad alzare lo sguardo e guardare avanti. La scelta sembrerebbe ovvia: il marito l’ha tradita, le ha tolto la sua dignità di moglie fedele, le ha tolto il piacere di una vita tranquilla; il divorzio sembrerebbe dietro l’angolo. Eppure, c’è qualcosa che ancora la trattiene. Fin dall’inizio, “la brava moglie” è il titolo affibbiatole che suona maligno alle orecchie di tutti: chi mai resterebbe al fianco del marito dopo uno scandalo del genere? La risposta era probabilmente sotto gli occhi di tutti fin dall’inizio, ma diviene ovvia in un finale che chiude il cerchio e dichiara a gran voce l’intento della serie.

Tornando alla domanda che ci siamo posti inizialmente, il segreto del successo di The Good Wife è prima di tutto nei suoi personaggi. Una storia solida regge solo se ha come colonne portanti personaggi interessanti intorno cui costruire storia e intreccio accattivanti. I coniugi King sono riusciti a costruire diversi personaggi memorabili: dalla sfrontata Diane Lockhart (Christine Baranski), al buono e orgoglioso Will Gardner (Josh Charles); Eli Gould (Alan Cumming) è l’eccentrico ma geniale stratega di campagne politiche, Kalinda Sharma (Archie Panjabi) la tosta e misteriosa detective dello studio, David Lee (Zach Grenier) il memorabile avvocato divorzista.

E poi, ovviamente, Alicia Florrick.

Quante volte succede di innamorarci degli antagonisti delle nostre storie preferite? Sono le basi del racconto, secondo Propp: gli antagonisti rivestono sempre un ruolo preponderante all’interno di una storia, un antagonista rompe l’equilibrio iniziale che dà l’innesco per lo svolgimento del racconto, senza di lui non esisterebbe una storia da raccontare. E in un certo senso, quando un antagonista è scritto bene, la sua storia arriva ad appassionarci così tanto che inconsapevolmente ci ritroviamo dalla sua parte. Ma cosa succede quando è l’antagonista stesso a divenire il protagonista del racconto?

O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo,” ci ricorda Harvey Dent, in una celebre scena di The Dark Knight di Christopher Nolan. E non sono poche le storie che seguono questo arco narrativo: pensiamo a Michael Corleone ne Il Padrino, a Jack Torrance in Shining, ad Anakin Skywalker nella saga di Star Wars. Il modello più recente e più famoso nella scena televisiva è sicuramente quello di Breaking Bad, l’acclamata serie di AMC in cui l’amato professore di chimica Walter White (Bryan Cranston) cade nel giro di cinque stagioni sempre più a fondo in una spirale di follia e autodistruzione.

Alicia Florrick non è da meno. Ci chiediamo spesso all’interno della serie che cosa la spinga a rimanere sempre al fianco del marito, nonostante tutto, e la risposta ci viene suggerita piano piano, stagione dopo stagione. Alicia comincia ad alzare la testa e a rispondere, comincia a tagliare fuori dalla sua vita persone che vorremmo le fossero vicine ma che lei comincia a percepire come nemici, comincia a tradire le persone che riteniamo essere sue amiche, nel nome di una sua idea che tendiamo a percepire come la più giusta. E, poco a poco, i numerosi personaggi che affollano la serie si allontanano, Alicia rimane sempre più sola. Parallelamente, cresce la sua ambizione: prima la possibilità di essere socia, poi lo studio nuovo – o meglio, gli studi nuovi – poi la politica, i voltafaccia. E, quasi senza accorgercene, la serie ci porta all’emblematica scena finale in cui tutto diviene chiaro.

Santa Alicia forse è solo un nome di facciata, forse nonostante tutto ciò che abbiamo avuto sotto gli occhi fin dall’inizio è stato così ben mascherato che non riusciamo a rendercene conto fino alla fine. Eppure, è evidente: Alicia fallisce nel tentativo di tenere unita la sua famiglia e tradisce prima la fiducia dei suoi stessi figli, poi quella di Will Gardner; tradisce la fiducia e l’amicizia di Cary, abbandona Kalinda, si allontana da Eli, non riesce a mettere sul giusto piano Jason; tradisce Diane Lockhart che abbandona sotto gli occhi di tutti l’aula del processo dove Peter Florrick è imputato.

Ed è allora, quando arriva lo schiaffo, che veniamo riportati davanti alla cruda verità: Alicia Florrick non riesce ad allontanarsi da Peter Florrick, Alicia Florrick è Peter Florrick. E il cerchio si chiude.

If I kiss you where it’s sore

Will you feel better, better, better?

Will you feel anything at all?

Gaia Galimberti

Laureata in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano, è cresciuta fantasticando mondi attraverso i libri e, dopo essersi innamorata del cinema, fatica a trovare il tempo per correre dietro a tutte le sue passioni. Sogno nel cassetto: scrivere un libro.

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