Sound of Metal: la recensione del film

Sound of Metal: la recensione del film

Sound of Metal: locandina e valutazione

Darius Marder

2020

Disponibile su: Prime Video

3.5/5

Comincia finalmente la corsa alle premiazioni più seguite del cinema internazionale, gli Oscar, quest’anno rimandata ad aprile per ovvi motivi. Presentato per la prima volta al Toronto Film Festival nel 2019 e più volte rimandato a causa della pandemia, Prime Video è finalmente riuscito a distribuire il film lo scorso dicembre. Sound of Metal entra così di diritto nei candidati agli Oscar di quest’anno con le sue sei candidature totali, tra cui quella al miglior attore protagonista per Riz Ahmed e quella, la più prestigiosa, al miglior film.

Ruben Stone, ex tossicodipendente, sembra aver trovato un nuovo equilibrio grazie alla sua band metal di cui fa parte insieme a Lou, compagna anche nella vita. Tuttavia, Ruben un giorno perde l’udito ed è costretto a ricostruire la sua vita da capo.

Il film d’esordio di Darius Marder punta all’obiettivo piuttosto chiaro di calarci nella vita di un musicista che perde forse ciò che è più importante per il proprio mestiere: come andare a tempo e gestire un concerto senza poter sentire il suono che proviene dalla propria batteria?

Il disagio interiore di Ruben è portato sulla scena dall’ottima interpretazione di Riz Ahmed, dove un uomo è costretto dalle circostanze a ribaltare ancora una volta quell’equilibrio che si era creato nella sua vita. Tutto il dolore e la frustrazione vengono fuori grazie ad una recitazione semplice ma efficace, poco incline a scene traboccanti di pathos. Il Joe di Paul Raci offre una via d’uscita a Ruben, la possibilità di ascoltare la vita pur senza quel senso dell’udito che è così importante per lui, e per un po’ sembra poter funzionare. Ma “Tu sembri, e parli come un tossico”: Ruben è un ex tossicodipendente e la sua nuova condizione continua a pesargli come un impedimento per il quale sembrano scattare in lui quei meccanismi di difesa che era già riuscito a combattere.

Non c’è altra via d’uscita per lui che cercare di recuperare ciò che ha perso, una missione quasi impossibile e che lo porterà forse a comprendere quello che Joe voleva davvero per lui.

Darius Marder prende a cuore il tema del film e tenta di portarci all’interno della sua storia attraverso una sperimentazione del suono, con cui forse poteva osare un po’ di più, che ci mette nella posizione di sentire ciò che Ruben stesso prova sulla sua pelle. E Sound of Metal assume così il doppio significato tra il genere di musica affrontato dalla sua band e quel suono distorto che diventa il suo udito dopo l’intervento. Un suono distorto ben lontano da ciò che ricordava e che lo spingerà forse ad accettare il suo nuovo presente.

Sound of Metal è una bellissima storia di ricerca di sé stessi che e riesce a darci una buona prospettiva di una vita diversa.

Fonti

Sound of Metal (Id., 2019), Darius Marder

Gaia Galimberti

Laureata in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano, è cresciuta fantasticando mondi attraverso i libri e, dopo essersi innamorata del cinema, fatica a trovare il tempo per correre dietro a tutte le sue passioni. Sogno nel cassetto: scrivere un libro.

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