Mulan: un altro remake live-action in casa Disney

Mulan: un altro remake live action in casa Disney

Mulan locandina

Niki Caro

2020

2.5/5

Mulan è l’ultimo arrivato di una lunga lista di rifacimenti live-action dei classici Disney, il quarto con protagonista una delle principesse, che godono globalmente di poco entusiasmo: l’annuncio di ogni nuovo live-action si porta sempre dietro numerose critiche da parte del web, giustamente stanco di “soldi facili” con rifacimenti di cartoni animati già perfetti così come sono. Mulan non è stato da meno: tra le notizie che giungevano dalla produzione che annunciavano la mancanza di alcuni degli elementi che rendevano il cartone originale così unico – le canzoni, Li Shang, il celebre Mushu e il grillo portafortuna – le tristi dichiarazioni dell’attrice Liu Yifei riguardo le proteste di Honk Kong e, anche all’ultimo, le polemiche riguardo la scelta della Disney di rendere disponibile il film sulla sua piattaforma streaming al prezzo di 21 euro (in America 30 dollari) in aggiunta all’abbonamento base di 7 euro mensili, Mulan partiva di certo già con il piede sbagliato. Ma dimentichiamoci per un momento di tutto questo e concentriamoci solo e unicamente sul film di Niki Caro, lasciando i paragoni con il film originale ad un secondo tempo. Vale davvero la pena vederlo?

Mulan di Niki Caro, scena dal film

Il film

Prendiamo per un attimo il film in sé e cerchiamo di valutarlo senza paragonarlo al cartone animato o alla ballata originale di riferimento. Mulan nel suo complesso risulta essere un film mediocre, nonostante le premesse fossero tutto sommato promettenti, ma abbastanza godibile per il pubblico giovane a cui è principalmente rivolto: la storia non è nulla di diverso da quella che già conosciamo, se non per l’aggiunta di alcuni personaggi e qualche cambiamento nel carattere di quelli che ci sono più familiari. Cambia leggermente la rappresentazione di Mulan e il suo percorso all’interno della storia, ricalcando un po’ l’andamento generale degli ultimi anni nell’industria cinematografica, e non solo, di portare in vita personaggi femminili forti che si ribellano ai limiti imposti dalla società patriarcale: Jasmine nel live-action dedicato ad Aladdin, Elsa in Frozen, Carol Denvers in Captain Marvel e anche Rey nell’ultima trilogia di Star Wars riscrivono la storia di personaggi femminili slegandosi dalla rappresentazione più in secondo piano dei classici Disney. La scelta può piacere o meno, in alcuni casi forse più che in altri, ma l’estremizzazione si avvicina pericolosamente alla trasformazione dei personaggi in Mary Sue, ovvero personaggi idealizzati eccessivamente privi di difetti e dalle capacità eccezionali. Mulan rientra perfettamente in questo modello: la ragazza imbranata e valorosa si trasforma in una guerriera dalla nascita con capacità straordinarie grazie al suo profondo legame con il qi, costretta perché donna a portare onore alla famiglia solo attraverso il matrimonio in qualità di moglie devota.

A immagini visivamente spettacolari e ambientazioni aperte che abbracciano i vasti spazi della Cina, Niki Caro contrappone una regia confusionaria e un montaggio eccessivo, soprattutto in scene d’azione che, tra slow-motion e acrobazie impossibili, quasi scopiazzate da uno stile cinese che risulta essere qui solo una sua americanizzazione forzata, rende difficile seguire i combattimenti. Mulan fallisce quindi nel tentativo di rendere l’epicità di una ballata antica che delinea in poche parole un personaggio leggendario.

Mulan, Niki Caro, immagine dal film

Il confronto

Si diceva che avrebbero tolto canzoni, personaggi fantastici e Li Shang per rendere la storia più vicina alla ballata cinese originale, per alcuni era invece una mossa per ingraziarsi il pubblico cinese che al tempo aveva mal sopportato il rifacimento Disney perché non portava rispetto alla tradizione. Se la mancanza delle canzoni porta il film in una dimensione più lontana da quella musical, canzoni che comunque accompagnano in versione instrumental alcune scene decisive, la mancanza di Li Shang si fa sentire meno: il suo personaggio è stato sostanzialmente trasferito in due nuovi personaggi, il comandante Tung e il compagno d’armi Chen Honghui, e il senso di questa scelta non è pervenuto. Avevano poi apparentemente deciso di togliere gli elementi fantastici come Mushu e gli spiriti, salvo che hanno messo al loro posto una strega mutaforma e il qi, un’energia che rende Mulan praticamente invincibile e decisamente overpowered. Le differenze con il cartone originale Disney non si fanno tuttavia sentire più di tanto e rendono comunque il film un prodotto nuovo e, fortunatamente, non un remake scena per scena della versione animata, come lo sono invece Il re leone e in larga parte Aladdin.

Se il tentativo invece era di rendere Mulan più vicino alla ballata originale, purtroppo il film non è completamente riuscito, soprattutto per via dell’inserimento di elementi fantastici che lo allontanano da ogni attinenza con la realtà.

Fonti

Mulan, Niki Caro, 2020

Mulan, Tony Bancroft e Barry Cook, 1998

Gaia Galimberti

Laureata in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano, è cresciuta fantasticando mondi attraverso i libri e, dopo essersi innamorata del cinema, fatica a trovare il tempo per correre dietro a tutte le sue passioni. Sogno nel cassetto: scrivere un libro.

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