Il Priorato dell’Albero delle Arance: La recensione

Il Priorato dell'Albero delle Arance: la recensione

La nuova frontiera dell'high fantasy

priorato dell'albero delle arance

Samantha Shannon

Mondadori 

2019

3.5/5

” I draghi la osservavano. 

Si diceva fossero in grado di indovinare i segreti più reconditi dell’animo umano, poiché gli umani erano fatti d’acqua, e tutte le acque appartenevano a loro “

La Oscar Vault vede e provvede e anche questa volta è riuscita a sfamare la nostra sete di novità portando in Italia uno dei fantasy più attesi del 2019: Il Priorato dell’Albero delle Arance, il romanzo high fantasy di Samantha Shannon che tra draghi e intrighi di corte ci accompagna per ben quasi ottocento pagine.

Una moltitudine di segreti regna in un mondo diviso drasticamente tra occidente e oriente: da una parte il Reginato di Inys guida il suo popolo con antiche tradizioni grazie alla fiducia nella loro regina Sabran, protetta dalla misteriosa Ead che, in incognito come sua dama di compagnia e sotto l’ordine del Priorato dell’Albero delle Arance che da sempre serve, veglia su di lei per impedire il ritorno del wyrm Senza Nome, un drago malvagio e distruttore; dall’altra parte, oltre l’Abisso, dove gli uomini vivono fianco a fianco ai draghi venerandoli come divinità, troviamo Tané che, all’oscuro del suo passato, sogna da sempre di diventare cavaliere dei draghi. Ai loro cammini, si uniscono quelli di Artheloth “Loth” Beck e Niclays Roos, creando una trama intricata che si mescola più volte per svelare i legami che, sia coscientemente che non, legano questi personaggi.

mappa del priorato dell'albero delle arance

La narrazione è costruita sui quattro punti di vista dei personaggi principali che, alternandosi, aiutano a dare forma al gigantesco mondo costruito dalla Shannon, all’interno del quale è riuscita ad inserire tematiche che non smettono mai di essere attuali e tremendamente importanti, nonostante la storia sia a tutti gli effetti quella di un fantasy. Il mondo che ci viene descritto sembra essere dominato, per lo più e salvo qualche eccezione, dalle figure femminili, vere eroine di tutta la storia. Più ci immergiamo nel racconto, però, più ci viene svelato che le apparenze ingannano e gli obblighi e le imposizioni imposti alle donne non sono scomparsi del tutto, ma anzi, sembrano essere alcune delle cause scatenanti dei fattori principali.

Il world building è sicuramente l’aspetto più interessante del romanzo: i regni che dominano il paesaggio sono numerosissimi ma l’autrice ha dimostrato enorme abilità nel dare loro culture, tradizioni, linguaggi e storie diverse, trasmettendo un fattore realismo nel fantastico che è essenziale al racconto. A questo proposito viene in aiuto lo stile narrativo di almeno una buona parte della prima metà del romanzo. Potrebbe essere facile, se non inevitabile, sentirsi spaesati inizialmente, soprattutto a causa della davvero enorme quantità di nomi, personaggi, dinastie e luoghi, ma la descrizione ponderata aiuta a rendere sempre più visibile ogni ambiente pagina dopo pagina. Da uno stato totalmente ignoto ci ritroviamo, ad un certo punto, immersi in un mondo che abbiamo cominciato a riconoscere grazie anche alle digressioni sparse per quasi tutto il romanzo con puntuale criterio poiché non interrompono quasi mai l’azione ma ci sono svelate attraverso espedienti narrativi come leggende e antichi racconti tramandati di generazione in generazione. Non c’è da stupirsi, quindi, se ci ritroviamo a metà libro a cogliere i riferimenti storici e culturali come se li avessimo sempre conosciuti.

I personaggi che muovono il racconto sono molto diversi tra loro, con passati e storie differenti. La loro morale è portata ad essere messa in discussione dal lettore in più di un’occasione ma è questo che li rende anche altrettanto affascinanti. È attraverso i loro occhi che ci muoviamo nei sontuosi palazzi di Inys, nelle terre selvagge di Yscalin e tra le misteriose spiagge orientali. Sempre attraverso di loro facciamo la conoscenza dei numerosi personaggi secondari che a poco a poco si rivelano altrettanto fondamentali, andando a formare, nell’insieme, un contesto coeso dove ben poco può essere ignorato.

Se però, la loro presentazione risulta ben inserita e dispiegata nell’incipit, altrettanto non si può dire della loro crescita nel resto del romanzo. Sono numerosi gli spunti e le situazioni che ci fanno percepire una volontà di crescita caratteriale ma non sempre vengono effettivamente portati avanti, quasi per paura di azzardarsi ad andare troppo oltre ma forse sarebbe stato proprio questo a portare la caratterizzazione ad un livello nettamente superiore.

Un altro problema su cui non è facile passare sopra è quello della struttura. Il Priorato dell’Albero delle Arance è un libro diviso nettamente in due parti molto diverse tra loro: gli avvenimenti principali della seconda sono anticipati e richiamati più volte nella prima attraverso sottili giochi profetici, ma la trama principale viene qui interrotta più volte per dare spazio a sotto-trame che vanno a contribuire alla potenza del libro. Questi avvenimenti che ricorrono tra le prime trecento e quattrocento pagine sono ottime possibilità per dare ancora più consistenza alla realtà formatasi intorno ai personaggi. Purtroppo, la stessa cosa non accade nella seconda parte. Qui, infatti, sembrano essersi esaurite le sorprese e la narrazione subisce una brusca accelerazione in forte contrasto con la metodologia iniziale e che va a penalizzare quelle che avrebbero dovuto essere le parti con l’aspettativa maggiore. È chiaro che questo non è altro che un problema di tempistica: le strade aperte nel corso della prima parte del Priorato sono davvero molte, forse anche troppe per un libro solo nonostante abbia quasi ottocento pagine. Sarebbe risultato più ottimale dividere il libro in una saga a più volumi in modo tale da dare ad ogni personaggio e storia la meritata dignità, oppure osare ancora di più aumentando di molto il numero delle pagine: se siamo arrivati a ottocento, perché non giungere addirittura a raddoppiarle?

Tutto sommato, il risultato che è uscito da Il Priorato dell’Albero delle Arance rimane piacevole e scorrevole, specialmente considerando la giovane età dell’autrice che a soli ventotto anni è riuscita a creare un romanzo fantasy che, magari, non è perfetto, ma si lascia leggere dolcemente e trasmettendo un po’ della stessa magia che vivono i protagonisti. Samantha Shannon è, senza dubbio, un’autrice da tenere sott’occhio perché le premesse all’interno de Il priorato dell’albero delle arance sono più che promettenti.

Fonti

Il priorato dell’albero delle arance, Samantha Shannon, Mondadori, 2019

Valentina Dadda

Studia scienze dei beni culturali ed è innamorata da sempre del cinema e della letteratura, suoi compagni di viaggio da una vita. Affronta le giornate passando da una citazione all'altra e passerebbe ore a parlare di scienza o di femminismo, o di tutte queste cose insieme.

One thought on “Il Priorato dell’Albero delle Arance: La recensione

  • 31 Maggio 2020 alle 18:47
    Permalink

    La mia ragazza mi ha parlato molto di questo libro! Ora mi è venuta ancora più curiosità e voglia di leggerlo, anche se mi spaventa un po’ la lunghezza…😅

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