I care a lot: Rosamund Pike in un film insipido

I care a lot: Rosamund Pike in un film insipido

J Blakeson

2021

Disponibile su: Prime Video

3/5

È sbarcato su Prime Video lo scorso 19 febbraio e ne avrete sicuramente sentito parlare in giro, forse non benissimo. Dopo molte interpretazioni in film di genere thriller, primo su tutti ricordiamo Gone Girl: l’amore bugiardo di David Fincher del 2014, Rosamund Pike torna in I care a lot, che al genere thriller unisce anche quello della commedia, un film per molti versi insipido.

I care a lot: Rosamund Pike e Eiza Gonzalez in una scena del film

Una leonessa dell'illegalità

[..] ci sono due tipi di persone in questo mondo: le persone che prendono e quelle a cui viene preso, i predatori e le prede, i leoni e gli agnelli. Mi chiamo Marla Greyson e non sono un agnello. Io sono una cazzo di leonessa.

Una citazione direttamente dall’apertura che presuppone la vista di un film dedicato all’empowerment femminile, e in un certo senso lo è. Rosamund Pike veste i panni di una truffatrice che sfrutta una piega della legge americana a suo favore: tramite la legge riesce a farsi nominare tutrice legale di persone anziane non più in grado di prendersi cura di loro stesse e, ponendole in strutture dedicate, guadagna dalla vendita dei loro beni. Un tema che di recente è salito alla ribalta dell’opinione pubblica grazie alla vicenda di Britney Spears, raccontata nel documentario apposito del New York Times, Framing Britney Spears. Rosamund Pike, qui protagonista assoluta, riesce sicuramente a dare luce ad un personaggio femminile deciso e puntuale che rientra facilmente nel genere degli strong characters. Donna, leonessa, che sfida tutto e tutti a proprio favore in un mondo capitalista che ai poveri riesce solo a dare la promessa di un futuro migliore e in un mondo governato dagli uomini in cui si è risolta a vivere combattendo per un bottino che vuole necessariamente avere a tutti i costi. Due riflessioni, quella del mondo capitalista da scavalcare dall’interno e quella della rivincita femminista che, tuttavia, vengono lasciate un po’ in secondo piano rispetto al tentativo di voler costruire un thriller e una commedia molto di intrattenimento. Nonostante questo il film sembra chiedere allo spettatore fin dall’inizio di parteggiare per quella che è a tutti gli effetti non proprio una bella persona e parte così con il piede sbagliato.

I care a lot: Peter Dinklage in una scena del film

Un nuovo ruolo per Peter Dinklage

I personaggi di contorno sono a loro volta parecchio insipidi. Se da un lato abbiamo un attore con i controfiocchi come Peter Dinklage, salito alla ribalta grazie al ruolo di Tyron Lannister in Game of Thrones e che abbiamo visto anche in Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, che si presenta come la controparte maschile di Rosamund Pike nel ruolo del russo mafioso, dall’altro lato abbiamo personaggi come quelli di Eiza Gonzalez e Diane Weist lasciati decisamente in secondo piano con puri ruoli di supporto. Peter Dinklage, per quanto sia un attore molto bravo, non riesce tuttavia a dare al suo personaggio quella carica necessaria a renderlo un villain memorabile. Al contrario, una recitazione un po’ troppo fuori dalle righe e stereotipata finisce per ridicolizzarlo, seguito dal cliché degli scagnozzi omuncoli dalle facce buffe che tremano al solo guardarlo.

Il film nel complesso è abbastanza godibile ma purtroppo facilmente dimenticabile.

Fonti

I care a lot, J Blakeson, 2021

Gaia Galimberti

Laureata in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano, è cresciuta fantasticando mondi attraverso i libri e, dopo essersi innamorata del cinema, fatica a trovare il tempo per correre dietro a tutte le sue passioni. Sogno nel cassetto: scrivere un libro.

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