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Alice in Borderland: quando il cinema incontra il manga

Alice in Borderland: quando il cinema incontra il manga

Alice in Borderland: locandina e votazione

Stagione 1

Disponibile su: Netflix

2020

4/5

Quando si vuole trasporre la storia di un manga in un film o in una serie live action è sempre una questione complicata, specie se c’è di mezzo Netflix, e, il più delle volte, per non dire quasi sempre, si conferma un disastro conclamato già dal trailer. Ma non questa volta, questa volta ci sono riusciti. 

Alice in Borderland è una serie tv tratta dall’omonimo manga, uscito nel 2010, di Haro Aso. La storia parte da un ragazzo, Arisu, appassionato di videogiochi, e i suoi due migliori amici, Chota e Karube, che da un momento all’altro si ritrovano in una Tokyo completamente vuota e, apparentemente, senza elettricità. I tre protagonisti vagano così per la città alla ricerca di qualcuno o di risposte per capire cosa sia successo, quando, una sera, seguendo una insolita segnaletica, si ritrovano iscritti a un “game”, ovvero a un gioco dove bisogna indovinare qual è la porta giusta da aprire per uscire vivi dall’edificio. Se si tenta di uscire dal perimetro, si muore. Se si tenta di fuggire dalla città, si muore. Ed ecco che in un secondo l’atmosfera, dapprima tranquilla, spensierata e a tratti divertente, diventa terrificante, surreale e ansiogena.

Ci si addentra così in questa distopia fantascientifica ma dal volto contorto e crudele, che, forse per chi abituato a queste storie non sarà nulla di particolarmente nuovo, ma, cinematograficamente parlando, per una volta è bello poter vedere come quelle scene inquietanti e quei personaggi fuori dalle righe si manifestano sotto forma di persone reali e pare escano dalle pagine di un manga, mantenendo comunque un attaccamento alla realtà.

Per chi invece non ha idea di come possa essere una storia del genere, e magari è interessato anche al genere thriller e drammatico, non potrà che scoprire e meravigliarsi di quanto la mente giapponese possa creare delle perfette distopie estranianti, dei giochi mortali tanto intelligenti quanto sadici. E che tipo di personalità possano favorire o addirittura far nascere, in un contesto tanto controverso.

La carta vincente (e se avete visto la serie, avete colto la citazione) è stata appunto aver lasciato che a dirigere fosse Shinsuke Sato, regista e sceneggiatore giapponese che ha già lavorato per altri adattamenti ben riusciti tratti da opere su carta; per questo non vedrete nessuno (o quasi) ammorbidimento riguardo scene o comportamenti. La violenza e le morti, anche se non sono il fulcro della trama, sono comunque importanti, servono a dare un vero senso di paura e di sconforto, a far immedesimare lo spettatore con i protagonisti che stanno vivendo questa tragedia, ma anche ad avere la visione di come questi reagiscono in modo diverso.

Infatti, altro tassello che rende Alice in Borderland un’ottima serie di intrattenimento e un’ottima trasposizione, è la tipologia dei personaggi, che come ogni storia manga del genere che si rispetti accoglie alcuni cliché sulle diverse personalità che man mano si incontreranno durante gli episodi, dalla ragazza combattente e schiva all’ex militare, dal sanguinoso guerriero con la katana al ragazzo geniale ma impassibile. Alle volte facendo scoprire una minima parte del loro passato, per provare a far comprendere i loro ideali, o il loro mutamento e le loro azioni, nel bene e nel male. 

Per portare a pensare: quali atteggiamenti possono attuare le persone in situazioni estreme, a costo di sopravvivere? Cosa scatta nella mente di diversi individui, con diverse esperienze e diverse emozioni, in un mondo dove tutto si è fermato e pare essersi resettato, dove non esiste più un prima e chi eri in passato, esiste solo il presente e l’annullamento di regole e di leggi. Può esistere ancora una morale in un continuo di morte e paura? Può esistere ancora fiducia nel prossimo o è meglio affidarsi solo al proprio istinto? O semplicemente, ha senso continuare a vivere in un mondo ove non pare esserci più speranza per un futuro?

Fonti

Alice in Borderland, Netflix, Stagione 1, 2020

Francesca Sutera

Serpeverde e femminista, cresciuta ad anime e film Disney ha maturato il suo amore per l'animazione, sopratutto per quella giapponese e per quella in stop motion, predilige le opere britanniche, specie se drammatiche o storiche, le favole horror e il black humor. Passa le giornate ad ascoltare musica e sperare in più rappresentazione nei film e cartoni animati.

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