Falce: la recensione

Falce: la recensione

Quanto può essere perfetta la perfezione?

Copertina di Falce

Neal Shusterman

Mondadori

2020

4/5

Oggi esce, nelle librerie e negli store online, Falce, il primo libro della trilogia distopica young adult di Neal Shusterman che ha già conquistato il panorama internazionale e portato in Italia dalla Oscar Vault Mondadori per la collana Oscar Fantastica. 

È ormai da molto che sento parlare di questa saga e ora, dato che ho avuto la possibilità di leggerne una copia in anticipo grazie allo staff della Oscar Vault, riesco a capire il motivo di così tanto entusiasmo. 

“Come era limitato di vedute e ipocrita l’uomo mortale, perché, anche se disprezzava i mietitori di vite, idolatrava la natura, che a quel tempo condannava alla morte tutte le creature umane, senza distinzione.”

Nel 2042 la morte viene sconfitta e il mondo diviene perfetto. 

L’evoluzione di internet ha portato, negli anni, alla nascita di un “cloud” unico che prende il nome di Thunderhead, un cloud talmente sviluppato da sembrare quasi, nella descrizione, un insieme di algoritmi praticamente perfetti e che hanno concesso all’umanità di raggiungere ogni (sul serio, letteralmente ogni) conoscenza. Malattie, criminalità, problemi ambientali, persino l’invecchiamento: tutto è stato risolto dal sapere, anche la morte, e ora l’umanità vive senza alcun governo sotto lo sguardo vigile del Thunderhead in maniera praticamente perfetta. Ovviamente, l’unico problema che il Thunderhead non può risolvere è lo spazio. Il pianeta non è infinito e per ovviare al sovraffollamento inevitabile che l’immortalità si porta dietro viene creato l’unico organo visto come al di sopra degli altri in un mondo dove tutti sono ormai uguali: le falci, il cui compito è uccidere, o meglio, spigolare, seguendo alcune leggi inviolabili al fine di rendere la morte imparziale. In questo contesto, Ronan e Citra, i nostri due ragazzi protagonisti, diventano apprendisti sotto l’ala di un Maestro falce. 

“Ma i padri fondatori hanno ritenuto opportuno chiamarci falci, perché noi siamo le armi nella mano immortale dell’umanità”

La prima peculiarità che si nota già dalla trama è la difficoltà di collocazione all’interno del genere: quello descritto è un mondo ormai in pace e in cui tutti vivono felicemente. Perché parlare di distopia, allora? Questo è, a mio avviso, il passo principale che mi ha fatto comprendere la genialità dell’autore. Shusterman, infatti, parte da questo presupposto per poi smontarlo piano piano, senza nemmeno che il lettore se ne renda conto e lasciando che ognuno, attraverso le azioni e i dialoghi costruiti perfettamente, tragga le proprie conclusioni. 

Sotto al benessere e alla pace che l’immortalità ha portato con sé, si nascondono strati di disillusione che uno alla volta si levano per rivelare un mondo che, in realtà, non è cambiato così tanto: corruzione e sete di potere sono ancora il motore di forze egocentriche e invisibili che agiscono per fini del tutto diversi a quelli a cui si dovrebbe aspirare. È così che, col dispiegarsi dei vari capitoli, intervallati da importanti riflessioni dei più vari personaggi, entriamo in contatto con una realtà che, in fondo, così tanto perfetta non è.

Punto su cui sembra ruotare tutto è proprio un’analisi della morale, e di come si applichi alla natura umana. Fin dall’inizio, il lavoro delle falci viene presentato come un qualcosa di completamente normale e accettato, addirittura un’arte che Ronan e Citra vengono portati a perfezionare. È anche il motivo per cui scelgono di usare il termine spigolare invece di uccidere: anche se separati da una linea sottile, sono due azioni molto diverse e il fulcro dell’intero romanzo sembrerebbe proprio essere portare il lettore a capire in cosa questa linea sottile consista. 

“L’umanità è innocente; l’umanità è colpevole. Queste due condizioni sono entrambe indiscutibilmente vere.”

Altro intento dell’autore sembra essere esplorare il cambiamento che l’animo umano ha subito nel corso della storia ed un gioco molto interessante, in questo caso, è svolto dal rapporto che si ha con le proprie emozioni. Per quanto l’umanità sia diventata immortale, la stessa cosa non si può dire che sia successa ai sentimenti: questi sono rimasti mutabili, temporanei, soggetti allo scorrere del tempo. Diventa difficile credere, quindi, che anche l’atteggiamento verso di essi sia rimasto lo stesso. È un particolare che sarebbe stato facilmente ignorabile ma si rivela, invece, essere uno degli aspetti più interessanti e originali della narrazione. Attraverso personaggi molto diversi tra loro, assistiamo a diverse reazioni che possono aver portato tal volta ad un’alienazione di massa mascherata da superficialità, tal volta ad un attaccamento radicale ai propri principi e valori, sia positivi che negativi, che portano ad una lotta estenuante a cui difficilmente si riesce a rinunciare. 

All’interno di un mondo in cui nulla è come sembra, veniamo immersi in una narrazione che potrebbe sembrare a tratti più lenta, ma in realtà è costernata da piccoli colpi di scena dispersi in tutto il romanzo che ci aprono la strada verso il climax finale, che non è nient’altro se non l’ennesimo colpo di scena che questa volta serve ad avviarci verso il secondo libro della trilogia. 

Non è un libro perfetto ma senza dubbio un inizio perfetto: quello che ci rimane sono personaggi interessantissimi da esplorare ancora più a fondo, una quantità di tematiche che abbracciano il mondo della filosofia e della scienza da affrontare, e una smisurata sete di sapere stuzzicata anche da una piacevole sorpresa alla fine del libro: una breve anticipazione di quello che ci aspetta nel secondo volume intitolato Thunderhead.

Fonti

Falce, Neal Shusterman, Mondadori, 2020

Valentina Dadda

Studia scienze dei beni culturali ed è innamorata da sempre del cinema e della letteratura, suoi compagni di viaggio da una vita. Affronta le giornate passando da una citazione all'altra e passerebbe ore a parlare di scienza o di femminismo, o di tutte queste cose insieme.

2 thoughts on “Falce: la recensione

  • 20 Maggio 2020 alle 10:53
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    Bella recensione, al solito!👏🏼
    Questo sembra uno di quei libri che costringono necessariamente a confrontarsi con il proprio senso morale e con le conseguenze di un’estremizzazione delle condizioni di ugualianza sociale. Super interessante!

    Rispondi
    • 22 Maggio 2020 alle 10:16
      Permalink

      Grazie mille, sempre gentilissimo!
      Esattamente, uno di quei libri che ti sbatte in faccia delle situazioni con cui, anche se non realmente, devi confrontarti. Il genere che preferisco!

      Rispondi

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