Avatar – La via dell’acqua: top o flop?

Avatar - La via dell'acqua: top o flop?

James Cameron

2022

3.5/5

A chi interesserà mai il seguito di un film uscito più di dieci anni fa? Sembrava un’impresa impossibile, eppure i numeri parlano chiaro: ad appena dodici giorni dall’uscita nelle sale, Avatar – La via dell’acqua supera il miliardo di dollari di incassi, stabilendo il record di velocità per il 2022, e continua a riempire le sale di tutto il mondo, procedendo spedito verso il miliardo e mezzo. D’altronde ne avevamo avuto una conferma a settembre, con la re-release in sala che aveva aggiunto altri 75 milioni al box office del 2009, confermando Avatar come il primo film della lista dei maggiori incassi cinematografici della storia.

Sebbene gli incassi sembrino almeno confermare che le avventure su Pandora non si fermeranno qui – sembra proprio che vedremo anche l’uscita del secondo sequel tra due anni – i soldi non sono tutto. Quindi, com’è questo Avatar?

Avatar - La via dell'acqua: Kiri ammira la barriera corallina

Uno stupefacente esercizio tecnico

C’era da aspettarselo e non si può che confermare: James Cameron è riuscito ancora una volta nell’impresa. Avatar – La via dell’acqua è un’esperienza stupefacente a livello visivo e incredibilmente immersiva, un film che va necessariamente visto sullo schermo più grande e con l’audio migliore possibile, se in 3D  a vostra scelta: sebbene sia una tecnologia in declino e poco riuscita per molti film, per chi riesce a sopportare l’uso degli occhialini per tre ore consecutive, con La via dell’acqua non rimarrà di certo deluso.

Il regista riesce infatti ancora una volta a rendere l’esperienza il più immersiva possibile, portandoci completamente e incredibilmente all’interno del suo mondo. Abbandonate le stupefacenti foreste degli Omaticaya, proseguiamo l’esplorazione di Pandora direttamente nei suoi mari verso l’insieme di isole della costa orientale, chiedendo ospitalità al clan Metkayina: un villaggio costruito a diretto contatto con l’acqua, in cui il mare e la barriera corallina dettano il ritmo della vita quotidiana.

Una scelta che ha portato la produzione a esplorare a sua volta nuove tecniche di ripresa, un vero e proprio lascito tecnico che potrebbe rivoluzionare il cinema del futuro. Cameron infatti, come per Titanic e Avatar stesso nel 2009, non si è limitato a girare un film ma ha esplorato nuovi orizzonti tecnici che gli permettessero di avere un’ottima qualità di ripresa subacquea: dalla costruzione di una piscina da oltre 950 mila litri d’acqua, l’invenzione di un nuovo sistema di motion capture apposito per permettere agli attori di recitare sott’acqua e un nuovo sistema 3D che non limitasse la risoluzione delle immagini. Il tutto dà vita a un film da brividi, con effetti visivi pazzeschi con il quale, in confronto, nessun altro film là fuori può anche solo pensare di competere.

Ma ahimé la tecnica non è tutto e, ricercando uno stupefacente esercizio di stile, Avatar – La via dell’acqua si perde un po’ in tutto il resto.

Avatar - La via dell'acqua: il popolo Metkayina accoglie la famiglia di Jake

Una storia un po' fiacca

Pandora si conferma un pianeta pensato e studiato a fondo, ricco di flora, fauna e particolari tutti da scoprire. Cameron si concentra però moltissimo sull’aspetto tecnico, portando la storia in direzione dell’esplorazione e della meraviglia. Ne risente così la trama, un po’ fiacca, con qualche incongruenza e molto semplicistica nella sua resa. Probabilmente una cosa voluta, data anche la lunghissima durata, ma che nell’insieme rende il film un evento da cinema che lascerà poco a chi, in futuro, non potrà godere della tecnica in una sala.

Chi non ha mai sentito del paragone tra la storia di Avatar e Pocahontas? Tutto vero, ma chi si occupa di narrativa sa bene come tutte le storie siano ormai già state raccontate: la novità e la sorpresa non derivano più dalla loro originalità, ma piuttosto dal come queste vengono raccontate. Ebbene, purtroppo La via dell’acqua in questo fallisce. Se nel primo film la storia, seppur semplice, era coesa e coerentemente unita nella critica al colonialismo e alla devastazione ambientale, qui si basa completamente su una vendetta che guida la trama e snatura non poco l’intento originario. Per non parlare delle premesse che purtroppo contrastano non poco con il primo capitolo della saga, tra cui il ritorno del super cattivo Quaritch, che poco si sposa con il carattere del personaggio che abbiamo già conosciuto.

Questo secondo capitolo risente anche di uno strano effetto che nasconde un curioso intento: se il primo film doveva servire da introduzione al mondo di Pandora e da base per costruire i film futuri, con Avatar – La via dell’acqua la saga sembra subire un reboot, ben strano se pensiamo che siamo solo al secondo film della serie. Sappiamo che i figli di Jake saranno centrali per lo sviluppo dei tre sequel attesi, ma lo stacco col primo film è netto e ci dà la sensazione di star iniziando solo ora la storia principale, di cui Avatar è stato solo un prequel ante-tempo.

Avatar - La via dell'acqua: Jake rimprovera i figli dopo l'attacco ai trasporti umani all'inizio del film

E il ruolo femminile?

Checché ne dica Cameron, c’è purtroppo anche un lato che viene poco esplorato e che potrebbe invece essere estremamente interessante.

Jake e il figlio Lo’ak risaltano come protagonisti principali del film, dando inevitabilmente alla storia un’impronta tutta maschile, in cui l’uomo capofamiglia viene dipinto come il guerriero che porta sulle spalle il peso di dover proteggere la propria famiglia. La famiglia è un mantra che Jake ripete a se stesso per tutte le tre lunghe ore di film.

E il ruolo femminile? Neytiri, come dopotutto già nel primo film, rimane inesorabilmente vittima degli eventi e gioca il suo ruolo tutto come companion del marito. Basta davvero l’essere una eccezionale guerriera per rendere Avatar un film “più femminista di Wonder Woman e Captain Marvel?” L’immagine che ci rimane sia di Neytiri che di Ronal è quella di madri: guerriere, sì, ma guidate dalla disperazione per la protezione dei propri figli.

La via dell’acqua però – soprattutto nei personaggi della spirituale Kiri e della piccola coraggiosa Tuk – getta le premesse per rendere le donne di Avatar una parte importante del futuro della saga.

Fonti

Avatar – La via dell’acqua (Avatar: The way of water, 2022), James Cameron

Gaia Galimberti

Laureata in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano, è cresciuta fantasticando mondi attraverso i libri e, dopo essersi innamorata del cinema, fatica a trovare il tempo per correre dietro a tutte le sue passioni. Sogno nel cassetto: scrivere un libro.

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