Sto pensando di finirla qui: un viaggio nella psiche umana

Sto pensando di finirla qui

Un viaggio nella psiche umana

sto pensando di finirla qui

Charlie Kaufman

Netflix

2020

4.5/5

Cosa aspettarsi da Sto pensando di finirla qui

Lo scorso 4 settembre ha fatto il suo debutto su Netflix il film Sto pensando di finirla qui (I’m Thinking of Ending Things) dopo un lungo periodo in cui, dall’uscita dello stravagante trailer, si era a lungo discusso su cosa fosse possibile aspettarsi da un film del genere. Adattato dall’omonimo romanzo di Iain Reid, il lungometraggio è stato scritto e diretto da Charlie Kaufman, conosciuto ai più per essere stato l’autore delle sceneggiature di film come Essere John Malkovich (1999, dir. Spike Jonze) e Se mi lasci ti cancello (2004, dir. Michel Gondry), film in cui aveva dimostrato una grande propensione per i risvolti di trama psicologici e introspettivi, affrontati con una maestria artistica che ha lasciato il segno nella storia del cinema e, sicuramente, anche questa volta non potevamo aspettarci nulla di meno. Con Sto pensando di finirla qui, Charlie Kaufman si conferma essere un vero e proprio metteur en scène, inteso nel suo significato originale di autore che articola ogni elemento filmico e profilmico per comunicare qualcosa di estremamente personale e che può essere compreso soltanto a seguito di una profonda analisi a film concluso. Proprio per questo motivo risulta difficile – se non addirittura inutile – parlare di un film del genere senza affrontare anche il suo finale che automaticamente cambia la prospettiva dell’intero lungometraggio. Quindi, ad una prima parte in cui recensirò il film parlandone in generale come sempre, seguirà una parte in cui affronteremo concretamente le vicende ma non preoccupatevi: quando si passerà agli spoiler vi avviserò quindi per ora leggete pure tranquilli.

Jessie Buckley

La trama

Una coppia di neofidanzati è il nucleo di Sto pensando di finirla qui. Lucy (Jessie Buckley) frequenta da sei o sette settimane Jake (Jesse Plemons), il quale decide di portarla con un lungo viaggio in macchina a conoscere i suoi genitori nell’isolata fattoria in cui è cresciuto. Durante il viaggio facciamo la conoscenza dei pensieri di Lucy, la quale rimugina sul rapporto col nuovo fidanzato pensando più volte di non esserne davvero innamorata e di volerla “finire lì”. Le conversazioni tra i due in macchina si caricano di un’energia inquietante quando sembra quasi che Jake riesca a sentire i pensieri di Lucy. L’atmosfera peggiora sempre di più quando arrivano alla fattoria e conoscono i due anziani genitori (Toni Collette e David Thewlis) e la permanenza nella casa assume tratti a dir poco inquietanti. Intanto, attraverso degli intermezzi apparentemente sconnessi che interrompono la visione inquietante del viaggio di Lucy e Jake, assistiamo anche a degli spaccati di vita quotidiana di un anziano bidello di una scuola.

Il linguaggio onirico

Bisogna ammetterlo: Charlie Kaufman è un vero maestro nel mettere in scena gli aspetti più inquietanti e profondi della psiche umana attraverso un linguaggio che fa il suo bel figurone e Sto pensando di finirla qui ne è l’ennesima prova. In un primo momento potrebbe sembrare un film accostabile al cinema di David Lynch o al teatro dell’assurdo e in effetti per quasi tutta la durata del film si viene catapultati in un vero e proprio stato di confusione, sicuramente affascinante, che potrebbe portare qualcuno a pensare di star assistendo a qualcosa di così pretenzioso soltanto per il gusto di esserlo, senza altro fine. In realtà, si discosta molto da quel tipo di linguaggio quando con tutti i pezzi del puzzle in mano alla fine del film, pronti per essere riorganizzati e riordinati sapientemente dopo una lunga e attenta riflessione, si capisce il reale motivo di ogni singolo aspetto.

sto pensando di finirla qui cena

A Kaufman piace giocare molto con la percezione del suo spettatore, rimescolando continuamente le carte in tavola anche attraverso la contaminazione di molti generi diversi tra di loro (horror, thriller, musical, drama, commedia romantica) e ribaltando qualsiasi situazione, concentrandosi molto sul confine tra illusione e realtà, costringendoci a mettere in dubbio qualsiasi scena vista e qualsiasi dialogo ascoltato. Un po’ come Lucy, durante la visione di Sto pensando di finirla qui ci sentiamo rinchiusi all’interno di una casa da cui non riusciamo ad andarcene o bloccati in autostrada all’interno di una macchina di cui non siamo noi ad avere il controllo. Mentre il senso di claustrofobia aumenta sempre di più sia per i personaggi che per noi, ci sforziamo di trovare un senso a certe assurdità che strizzano l’occhio al cinema surrealista degli anni ’20. Purtroppo, nonostante quello che viene chiesto di fare allo spettatore sia uno sforzo fortemente voluto dal suo regista, a lungo andare può risultare eccessivamente macchinoso, complice il ritmo del film che rischia di far perdere a qualcuno la voglia di concentrarsi troppo presto. Se si riesce a tenere duro, però, si scopre un finale che restituisce al film la sua totale dignità, rendendolo qualcosa per cui vale assolutamente la pena aspettare.

Il significato del viaggio e del finale (SPOILER)

È giunto il momento di arrivare al fulcro di tutto quanto e del suo significato quindi attenzione: se non lo avete ancora visto scappate subito, andate a vederlo su Netflix e poi tornate per finire di leggere questa parte in cui dovrò per forza parlarne facendo riferimenti concreti a quello che succede nel film.

Come già vi ho detto all’inizio, Sto pensando di finirla qui trova la sua importanza nella comunicazione di un messaggio ben preciso da parte del suo regista e sceneggiatore, il quale si caratterizza come un vero e proprio autore che intende trasmettere una profonda riflessione con un linguaggio artistico personale e che si allontana decisamente dal cinema classico.

sto pensando di finirla qui 4

Sto pensando di finirla qui è un’enorme allegoria, una metafora rappresentata da un infernale viaggio in autostrada nel mezzo di una tormenta di neve che altro non è se non la tormenta della nostra mente. Il tutto viene chiarito quando si comincia a percepire l’inganno montato fin dal primo istante da Kaufman, il quale rilascia indizi sulla vera natura del film fin dall’inizio ma che sono incomprensibili se non si è già a conoscenza del suo segreto. La rivelazione più importante del film sta infatti nel ribaltamento di ruoli che avviene verso la fine, quando capiamo che non è Lucy – il cui vero nome in realtà rimarrà per sempre un mistero – la protagonista di questo viaggio psicologico ma Jake, ormai un anziano bidello che, vedendo avvicinarsi il tramonto della propria esistenza, ripercorre la propria vita con tutti i suoi rimpianti. Ecco, quindi, che la giovane ragazza vista molti anni prima, nella sua gioventù, e alla quale in realtà non ha mai avuto il coraggio di rivolgere la parola, nella sua mente diventa la fidanzata perfetta da far conoscere ai propri genitori e il tormentato rapporto con questi si tramuta in un inquietante incubo che confonde passato, presente e futuro. Nel rivivere la propria infanzia, la propria gioventù, Jake affronta il subconscio tormentato con visioni oniriche, dialoghi e discussioni in cui emerge la propria volontà di raggiungere la perfezione e allo stesso tempo di compiacere gli altri. Dopo una vita del genere, l’agognato epilogo a cui Jake vuole tendere è uno soltanto: una platea in piedi che applaude dopo aver assistito allo spettacolo della propria vita. Verità e illusione, però, si confondono ancora una volta e la realtà è ben più cinica e cruda di un sogno ad occhi aperti e ce ne rendiamo conto solo mentre scorrono i titoli di coda sullo sfondo finale, finalmente rappresentato da un cielo sereno e limpido: insieme alla vita di Jake, anche la tormenta si è conclusa.

Fonti

Sto pensando di finirla qui, 2020, dir. Charlie Kaufman

 

Valentina Dadda

Studia scienze dei beni culturali ed è innamorata da sempre del cinema e della letteratura, suoi compagni di viaggio da una vita. Affronta le giornate passando da una citazione all'altra e passerebbe ore a parlare di scienza o di femminismo, o di tutte queste cose insieme.

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