When they see us: il racconto di un’ingiustizia

When they see us: il racconto di un'ingiustizia

When they see us recensione

Miniserie

Netflix

2019

4/5

When they see us è la toccante miniserie uscita nel 2019 per Netflix che ripercorre le vite di Raymond Santana, Kevin Richardson, Anton McCray, Yusef Salaam e Korey Wise, cinque ragazzi che nel 1989 vennero accusati ingiustamente dell’aggressione e stupro a Trisha Meili, nel caso universalmente conosciuto come quello della jogger di Central Park.

Attraverso quattro episodi ripercorriamo così le vicende che hanno composto il caso e i momenti di dolore, impotenza e ingiustizia di cinque ragazzi strappati dalla propria adolescenza in un mondo che mai avrebbero dovuto conoscere.

When they see us: i cinque ragazzi trionfano sulla giustizia

I fatti

Il 19 aprile 1989 Trisha Meili, una donna di ventotto anni, venne aggredita e stuprata mentre stava facendo jogging in Central Park, a New York, e rimase in coma per dodici giorni, riportando gravi ferite che ancora oggi le causano alcune disabilità.

Quella notte vennero arrestati diversi giovani che sempre a Central Park erano stati accusati di aver compiuto altri attacchi e rapine a danno di altre persone che si trovavano nel parco: tra di loro vennero arrestati i quattordicenni Raymond Santana e Kevin Richardson. Il giorno seguente, in seguito alle testimonianze dei ragazzi interrogati vennero arrestati anche i quindicenni Antron McCray e Yusef Salaam e il sedicenne Korey Wise. I cinque ragazzi vennero interrogati separatamente, in alcuni casi senza neanche la presenza dei genitori nonostante fossero minorenni, e furono di fatto costretti a confessare un’aggressione e uno stupro che non avevano commesso, accusandosi l’un l’altro attraverso videoconfessioni estorte con violenze verbali e fisiche. Il processo si basò esclusivamente sulle confessioni estorte dei cinque ragazzi dato che le uniche prove fisiche recuperate furono tracce di DNA appartenenti ad un’altra persona non identificata e, nonostante la mancanza di prove, i cinque ragazzi vennero condannati: Salaam, McCray e Santana vennero condannati per stupro, aggressione, rapina e disordini a 5-10 anni di detenzione in un centro di correzione giovanile, Richardson venne condannato per tentato omicidio, stupro e aggressione a 5-10 anni e Wise, unico sedicenne del gruppo, venne condannato per abusi sessuali e aggressione a scontare 5-15 anni in una prigione per adulti. Scontarono di fatto tutti condanne tra i sei e gli otto anni tranne Korey Wise, rimasto in carcere per più di tredici anni.

Fu nel 2001, quindi ben dodici anni dopo i fatti, che Matias Reyes, già condannato come stupratore e omicida seriale all’ergastolo, incontrò Korey Wise in prigione e decise di confessare l’aggressione e lo stupro della jogger, affermando di aver agito da solo. L’esame del DNA rinvenuto sulla vittima confermò la confessione. Solo così le condanne ai cinque ragazzi accusati vennero revocate e furono rimossi dal registro dei condannati per reati sessuali dello Stato di New York.

Solo nel 2014 i cinque ragazzi ebbero un risarcimento parziale per gli anni persi in prigione: McCray, Salaam, Wise, Richardson e Santana fecero infatti causa per 250 milioni di dollari  nel 2002 alla città di New York che accettò la causa tuttavia solo dodici anni dopo con l’appoggio del sindaco de Blasio ad accordarsi per un risarcimento di 41 milioni di dollari.

Il caso ebbe un’ampia risonanza al tempo e fu sotto l’attenzione pubblica fin dall’inizio: i nomi dei ragazzi vennero resi noti nonostante quattro di essi fossero ancora minorenni al tempo. Anche Donald Trump si inserì nella vicenda acquistando nel 1989 una pagina sui quattro giornali principali di New York per una spesa di circa 85 mila dollari allo scopo di riportare la pena di morte nello Stato di New York e poter quindi condannare a morte i cinque presunti aggressori.

When they see us: immagine dalla serie

Una serie basata sulle emozioni

La miniserie copre l’intero arco della vicenda, dalla sera dell’aggressione di Central Park nel 1989 fino al risarcimento ricevuto dai cinque ragazzi nel 2014. Seguiamo la crescita di cinque ragazzini ancora alle soglie dell’adolescenza veder scomparire improvvisamente ogni barlume di infanzia e venire allontanati dalle proprie famiglie, dai propri affetti più cari, dalle scuole e dalle passioni maturate per vivere i successivi anni rinchiusi in strutture che dovrebbero correggere un comportamento mai avvenuto. Un’ingiustizia che lo spettatore risente sulla propria pelle, rivivendo ed emozionandosi per una situazione che sembra surreale ma che è stata purtroppo realtà. La scelta di colori scuri e freddi ci riporta quasi allo stato di impotenza vissuto dai personaggi sullo schermo, attraverso le impeccabile interpretazioni di Asante Blackk, Caleel Harris, Ethan Herisse, Marquis Rodriguez e Jharrel Jerome, l’unico ad interpretare se stesso anche da adulto e vincitore dell’Emmy come miglior attore protagonista in una miniserie o film per la tv lo scorso anno.

La miniserie, composta di quattro episodi, si distende come un lungo e unico film di più di quattro ore, in cui forse l’unico difetto sta nelle divisioni interne alla narrazione che lasciano i singoli episodi non completi in se stessi. La miniserie riesce tuttavia nel dare una rivincita a cinque ragazzi che finalmente hanno la possibilità di mostrare al mondo ciò che hanno vissuto attraverso un mezzo, quello televisivo, che riesce bene a ricostruire le vicende non risparmiando allo spettatore neanche i dettagli più dolorosi.

Per approfondire

Su Netflix è disponibile anche una lunga intervista di un’ora, Oprah Winfrey presents: When they see us now, in cui Oprah Winfrey intervista la creatrice, sceneggiatrice e regista Ava DuVernay insieme con il cast e i cinque protagonisti dell’accaduto. Nell’intervista si parla tra le altre cose della realizzazione e produzione della serie e dell’impatto che la vicenda ha avuto sulla comunità afroamericana negli Stati Uniti.

Fonti

When they see us, miniserie Netflix, 2019

Gaia Galimberti

Laureata in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano, è cresciuta fantasticando mondi attraverso i libri e, dopo essersi innamorata del cinema, fatica a trovare il tempo per correre dietro a tutte le sue passioni. Sogno nel cassetto: scrivere un libro.

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