I Testamenti: il sequel imperfetto del Racconto dell’Ancella

I Testamenti: il sequel imperfetto del Racconto dell'Ancella

I testamenti: copertina e votazione

Margaret Atwood

Ponte alle Grazie

2019

3/5

La conoscenza è potere. La storia non si ripete, ma fa rima con se stessa.

A più di quarant’anni dall’uscita de Il racconto dell’ancella, dopo il successo dell’omonima serie televisiva Hulu ad esso ispirata, Margaret Atwood torna a raccontarci dell’universo di Gilead da lei creato, in un sequel che non arriva a soddisfare pienamente le aspettative.

Le vicende si svolgono nel mondo distopico di Gilead, una versione futura degli Stati Uniti d’America dove si è instaurato un regime totalitario teocratico a seguito di una guerra mondiale che ha devastato la Terra dall’inquinamento chimico e radioattivo e ha lasciato la razza umana a fare i conti con l’annullamento quasi totale delle nascite.

Nello stato di Gilead prende quindi il sopravvento una religione estremamente radicalizzata che verte al completo assoggettamento della donna all’uomo in un forzato tentativo di ripopolamento. Si annulla completamente ogni individualità femminile e alle donne viene negata ogni forma di libertà, riducendole a meri corpi da riproduzione. Le ancelle, estrema espressione della soppressione femminile, tanto da essere figure indistinguibili prive di un nome che non sia quello del loro Comandante, sono quindi costrette a servire le famiglie in cui vengono inviate e dare loro un figlio da poter crescere.

Ne Il racconto dell’ancella avevamo lasciato Difred sul furgone che l’avrebbe condotta alla salvezza grazie a Nick, il factotum e membro degli “Occhi”, e all’organizzazione segreta Mayday. La storia, resa sottoforma delle testimonianze di Difred, si interrompeva qui, e solo la serie televisiva si era voluta staccare dal libro per continuare la storia in una nuova e originale direzione.

E sembra proprio che Margaret Atwood sia partita dalla serie televisiva – forse anche per sfruttarne il successo? – per continuare il suo romanzo. Ne I testamenti abbandoniamo in fretta il ritmo lento e riflessivo del primo libro per avventurarci in una vera e propria trama d’azione, raccontataci dal punto di vista di tre donne.

Zia Lydia la conosciamo già e abbiamo avuto modo di disprezzarla: insegnante nella scuola per ancelle di Gilead, aveva il compito di punire ogni trasgressione delle ragazze lì tenute prigioniere e impartire loro le leggi e il ruolo che avrebbero dovuto abbracciare per il resto delle loro vite nel mondo di Gilead. Le altre protagoniste de I Testamenti sono invece due giovani ragazze dalle storie parallele e tuttavia totalmente diverse: abbiamo Daisy, cresciuta in Canada, terra di confine con Gilead e terra di salvezza per i rifugiati in fuga dal regime, e abbiamo Agnes, cresciuta nella casa del Comandante Kyle e costretta a prepararsi per la sua vita futura come Moglie.

Sebbene l’intento iniziale potrebbe anche risultare interessante, lo sviluppo della storia, oltre ad allontanarsi completamente dallo stile molto più incisivo e riflessivo del primo libro, segue una trama ben chiara fin dall’inizio e risulta essere abbastanza povero di contenuti davvero interessanti.

Vediamo tre diversi universi femminili tra loro fortemente contrapposti. Se da un lato Daisy è cresciuta libera da ogni impedimento, in una società in cui il ruolo delle donne è ancora attivo, dall’altro lato Agnes è costretta a vivere in una casa che fatica a riconoscere come propria e con un futuro di costrizioni e impedimenti da cui sente la necessità di fuggire. Zia Lydia è forse la parte più interessante del romanzo: a lei appartengono le parti più riflessive della storia, grazie alle quali veniamo a conoscere il suo passato e a conoscere più a fondo i meccanismi malati e ipocriti di una società che esternamente vedevamo solida ma che sembra cominciare a vacillare sotto il peso di costrizioni che neanche i suoi fondatori riescono a mantenere.

Lato purtroppo negativo è l’inserimento forzato di una trama d’azione che va totalmente a stonare con il ritmo impostato nel libro precedente e che, in un’improvvisa accelerazione degli eventi, tende a forzare molti passaggi e a lasciare una storia piuttosto deludente con molti elementi che non stanno in piedi.

La lettura risulta infine abbastanza gradevole e leggera da seguire, ma una piccola delusione per chi aspettava di conoscere il destino di un personaggio chiave e di un futuro distopico con ancora molto potenziale da esplorare. Ma per questo dovremo purtroppo aspettare e sperare in una buona conclusione della serie televisiva.

Fonti

I Testamenti, Margaret Atwood, Ponte alle Grazie, 2019

Gaia Galimberti

Laureata in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano, è cresciuta fantasticando mondi attraverso i libri e, dopo essersi innamorata del cinema, fatica a trovare il tempo per correre dietro a tutte le sue passioni. Sogno nel cassetto: scrivere un libro.

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