Autumn in New York: un amore che non si lascia vivere

Autumn in New York: la storia di un amore che non si lascia vivere

Joan Chen

2000

Disponibile su: Prime Video

 

3/5

Autunno, New York: cosa c’è di più romantico? Tra i caldi colori della Grande Mela, in Autumn in New York veniamo catapultati nella tragicità della storia d’amore tra Will e Charlotte, interpretati rispettivamente dall’affascinante Richard Gere e dalla dolcissima Winona Ryder. Lui, 48 anni, proprietario di un ristorante di successo e incarnazione del tipico “farfallone” che, proprio quando la relazione si fa seria, decide sempre di concluderla, perché spaventato dall’impegno che questa comporta. Lei, 22 anni, creatrice di cappelli particolari, simbolo dell’ingenuo e puro desiderio giovanile di trovare il vero amore.
Le loro vite non possono essere più distanti, eppure sono destinate a incrociarsi e a non lasciarsi più. Infatti, proprio quando Will sembra voler chiudere per l’ennesima volta il suo cuore prima che possa aprirsi veramente, Charlotte gli rivela di essere in fin di vita a causa di un neuroblastoma cardiaco. Ecco che Will, invece di scappare nuovamente, decide di rimanere accanto a Charlotte e di far nascere così una vera e propria storia d’amore.

Autumn in New York: Richard Gere e Winona Ryder in una scena del film

Un amore struggente che non ti fa arrivare alle lacrime

La storia di Autumn in New York è tragica, non si può negare. I grandi occhi neri della Ryder davanti al pensiero del suo triste destino ci fanno senza dubbio rabbrividire, così come ci tocca vedere l’ostinatezza di Will nel cercare disperatamente un cardiochirurgo che possa operarla. Tuttavia la regia non riesce a cogliere appieno la drammaticità delle scene, tagliandole spesso nel momento di massima espressione e aggiungendo dettagli alquanto superficiali alla trama principale. Ne sono un esempio i continui riferimenti alla storia che Will aveva con la madre di Charlotte, rimasta uccisa in seguito a un incidente stradale. I ricordi affiorano senza seguire una logica e non portano a nessuna conclusione precisa: è stata forse l’unica donna che Will ha amato davvero? Tanto da innamorarsi della figlia, che a detta sua ha gli stessi occhi della madre? O è forse stata l’unica donna che non è riuscito a portarsi a letto perché diversa dalle altre? Non è chiaro.
Inoltre non si può non menzionare la superficialità con cui viene trattata la storia della figlia di Will, abbandonata da quest’ultimo in tenera età e mai cercata seriamente. Anche in questo caso, la figlia compare nelle scene in maniera del tutto casuale, tanto da far risultare quasi forzato il pentimento del padre. In conclusione, possiamo affermare che la storia in sé funziona, che gli attori sono magnifici nei loro ruoli e che la location e le musiche calzano a pennello. Nonostante ciò, purtroppo, la drammaticità dell’Amore tragico viene espressa da una sceneggiatura che purtroppo lascia a desiderare

Il Tempo Ladro

È necessario, infine, approfondire quello che è il fil rouge di Autumn in New York, ovvero il Tempo, nelle sue diverse dimensioni. In primis il Tempo in termini di anni che separano l’età di Will e di Charlotte, precisamente ventisei, che però non impedisce loro di stare assieme. In secondo luogo il Tempo che ruba il tempo, ladro di se stesso, che strappa numerosi anni di vita a Charlotte, dopo averne sottratti quasi altrettanti alla madre. Poi il Tempo come perdente, sconfitto dall’Amore di una figlia che, nonostante i numerosi anni di abbandono, non perde mai il desiderio di riconciliarsi con il proprio padre. Inoltre, il Tempo come sorte, come destino che unisce due anime distanti e che poi le separa di nuovo perché avido ed egoista. Ma anche il Tempo come tempismo, che decide di sottrarre a Will l’oggetto del proprio Amore proprio quando egli riesce a riconoscerlo come tale, superando le proprie insicurezze. Infine il Tempo come un banale orologio, che Charlotte toglie a Will proprio perché si scordi dell’esistenza del tempo e del suo passare, per poi restituirglielo proprio allo scadere del tempo da passare assieme.
È naturale, pertanto, sottolineare l’evidente richiamo al tema del Carpe Diem, dal celebre film dell’Attimo Fuggente (1989), che incoraggia l’uomo a fare quello che desidera quando si sente di farlo, senza procrastinare mai, senza farsi bloccare dalla paura, perché il Tempo non aspetta nessuno, ma, al contrario, Tempus fugit.

Fonti

Autumn in New York (Id., 2000), Joan Chen

 

Valentina Eleuteri

Studentessa di Management of Human Resources, è una ragazza con una forte curiosità e dai mille interessi: appassionata di Fotografia, Storia della Musica e del Cinema, ama viaggiare e imparare nuove lingue, adora stare in mezzo alla natura e agli animali. Crede fortemente nel valore della Parola, da lei definita come "massima e inesauribile fonte di magia, in grado sia di infliggere dolore sia di alleviarlo" (cit. Albus Silente).

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