MAY THE 4TH BE WITH YOU: Il mito Star Wars

May the 4th be with you

Il mito Star Wars

Il 25 maggio 1977 usciva in pochissime sale americane Star Wars, rinominato solo successivamente Episode IV – A new hope, distribuito in Italia con il titolo di Guerre Stellari. Il rischio di flop era altissimo ma, in pochissimi giorni, Luke, Leia e Han Solo riuscirono a conquistare il pubblico americano talmente tanto che le richieste di proiezione salirono esponenzialmente, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo e, in alcuni casi, rimase in sala per mesi. Oggi, che ci ritroviamo addirittura ad avere un’intera giornata ogni anno dedicata a una delle saghe più famose e importanti del contesto cinematografico, sembra quasi assurdo pensare che la sua genesi fosse così poco certa. Quello che non si può mettere in dubbio è che, sicuramente, la nascita del mito Star Wars quarantatré anni fa, cambiò le sorti di un genere che ha accompagnato la crescita di ben più di una sola generazione. 

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

George Lucas cominciò ad avere l’idea di una sceneggiatura ambientata nello spazio, che coinvolgesse epiche battaglie e grandiosi effetti speciali, molti anni prima rispetto alla sua effettiva realizzazione. Infatti, quando American Graffiti fece il suo esordio nelle sale nel 1973, Lucas aveva già firmato un accordo con la United Artists (UAC) per dirigere anche un lungometraggio provvisoriamente chiamato The Star Wars. I tentativi di dedicarsi al genere fantascientifico non erano una novità per lui, dato che aveva già lavorato a L’uomo che fuggì dal futuro (THX 1138) nel 1971, riprendendo un cortometraggio elaborato come tesi di laurea. Partendo da queste premesse, cominciò a lavorare ad una sceneggiatura che, prima di diventare il film che noi tutti amiamo, subì svariate modifiche nel corso degli anni. Anche altri grandi nomi avevano già da tempo sbarcato nelle grandi sale con titoli del calibro di 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, o ancora con Il pianeta delle scimmie di Schaffner. Questi film, però, per quanto meravigliosi e importantissimi per molti fattori, furono pensati per un pubblico ben preciso, spesso adulto, e si inserirono in un filone molto comune in quegli anni che voleva comunicare tutta l’angoscia del panorama politico e sociale contemporaneo. Lucas volle discostarsi da tutto questo e lo fece sfruttando la strada spianata da Spielberg nel 1975 con Lo squalo (Jaws), film che inaugurò definitivamente il fenomeno dei blockbuster, termine usato in riferimento a film che richiedono una somma di budget elevatissimo per essere prodotti e che sono indirizzati per far presa su un pubblico il più vasto possibile. George Lucas riprese gli elementi che avevano reso un vero successo Lo squalo e li usò per elevare il genere a un vero e proprio fenomeno popolare capace di fare presa su chiunque.  Espresse, quindi, la volontà di voler attirare un pubblico giovane, che si stava affacciando al mondo del cinema e che ne sarebbe diventato il futuro: voleva ispirare la passione e la conoscenza per ciò che è inesplorato e capì che per farlo avrebbe dovuto usare mezzi semplici attraverso i quali semplificare l’identificazione da parte di chiunque rendendo il prodotto finale facilmente amabile. Riprese, per questo motivo, tutte le caratteristiche classiche della favola: l’eroe senza macchia dalla parte del bene superiore deve salvare la principessa rinchiusa in un luogo ostile e dominato dall’oscurità, facendosi aiutare dai suoi amici più fedeli e da altri aiuti esterni. La novità che rese Star Wars così speciale e che aiutò la sua diffusione nel 1977 fu l’ambientazione: la favola si spostò in una galassia lontana lontana, il cavaliere con l’armatura scintillante divenne uno Jedi, la magia si trasformò in una più complicata Forza, l’oscurità da combattere divenne il grande Impero che domina su tutta la galassia. 

Cambiamenti epocali

L’effetto che ebbe l’uscita del film nelle sale non è paragonabile a quello dei film precedentemente citati: fu il primo a guadagnare non solo moltissimo nei cinema di tutto il mondo, ma ancora di più grazie alle vendite esterne al profitto dei biglietti. George Lucas fece, infatti, qualcosa di impensabile all’epoca, non vendendo i diritti di profitto e puntando molto sulla vendita del merchandise e creando a tutti gli effetti un vero e proprio franchise che negli anni si è solo espanso sempre di più. Giocattoli, libri, svariate serie tv anche molto apprezzate, come Star Wars: The Clone Wars, hanno raggiunto anno dopo anno un livello di diffusione mai visto prima creando un precedente per l’evoluzione del paratesto che oggi è così tanto amato dallo spettatore contemporaneo. Tutto questo è sicuramente stato possibile grazie ad alcuni elementi narrativi del primo film che lo rendevano espansibile, potenzialmente, all’infinito. Inizialmente, Star Wars sarebbe dovuto rimanere un film autoconclusivo ma, come abbiamo già detto, Lucas ne era talmente tanto ossessionato da arrivare a modificare molteplici volte lo scheletro narrativo. Più queste modifiche prendevano forma, più si rendeva conto dell’importanza del background dei personaggi che componevano una sceneggiatura piena di riferimenti allusivi ad avvenimenti precedentemente avvenuti che però non venivano esplicitamente descritti, lasciando allo spettatore la possibilità di comporre in maniera autonoma i pezzi del puzzle. Visto il successo riscontrato nelle sale, ecco che a Lucas venne chiesto di continuare l’opera creando una vera trilogia e fu allora, rendendosi conto durante la stesura dei film successivi del potenziale narrativo che aveva per le mani, che Star Wars divenne a  tutti gli effetti l’Episodio IV- Una nuova speranza, a cui seguirono l’Episodio V e VI. L’avanzamento della trama fu anche la scusa perfetta per esplorare, e a volte ribaltare, le basi su cui Una nuova speranza reggeva, tra cui i legami tra i vari personaggi e le morali dietro allo scontro epocale tra luce e oscurità. La saga ha, infatti, raggiunto ulteriore espressione del suo potenziale con la trilogia prequel che, nonostante possa avere numerosi elementi che funzionano poco all’interno del contesto generale, grazie all’approfondimento dei personaggi presenti nei film (tra cui l’amatissimo Anakin) ha saputo creare quel rapporto di familiarità che si è tramandato anno dopo anno. 

L’eredità giunta a noi

Con il tempo, le dinamiche del filo narrativo di Una nuova speranza sono cambiate. Non è cambiato, invece, l’affetto del pubblico verso la sua storia. Questo ha dato modo alla Disney, dopo l’acquisto della Lucasfilm, di poter lavorare ulteriormente allo sviluppo della storia degli Skywalker. Le scelte effettuate con la nuova trilogia sequel possono sicuramente essere discutibili in parecchi casi, ma alcuni cambiamenti sono quasi inevitabili: se la prima trilogia, infatti, si basava (salvo poche eccezioni) su strutture molto ben definite e limitate, aderenti alla dicotomia tradizionale tra bene e male, luce e oscurità, i nuovi episodi sono pensati per abbattere queste barriere. Un esempio lampante è quello di Luke che vediamo, qui, invecchiato: non è più l’eroe senza macchia che ci ha fatto affezionare ma ha sviluppato dubbi diventando, essenzialmente, più umano, ed è proprio all’interno di questa “zona grigia” che la saga continua. Gli errori grossolani commessi nell’avanzare su questa strada, però, non sono pochi. Sicuramente, non bastano per cancellare l’impronta che Star Wars ha indubbiamente scolpito nella storia del cinema e nel cuore di intere generazioni che ancora crescono sognando di volare con i loro eroi preferiti a bordo del Millenium Falcon, esplorando galassie lontane lontane.

Fonti e Approfondimenti

Star Wars Saga

George Lucas and the Origin Story Behind “Star Wars”

John Baxter, George Lucas. La biografia, Lindau, 1999

Michael Kaminski, The Secret History of Star Wars,  2008

G. Alonge, G. Carluccio, Il cinema americano contemporaneo, Laterza, 2015

Valentina Dadda

Studia scienze dei beni culturali ed è innamorata da sempre del cinema e della letteratura, suoi compagni di viaggio da una vita. Affronta le giornate passando da una citazione all'altra e passerebbe ore a parlare di scienza o di femminismo, o di tutte queste cose insieme.

2 thoughts on “MAY THE 4TH BE WITH YOU: Il mito Star Wars

  • 4 Maggio 2020 alle 13:06
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    Articolo molto bello! 😀
    Ho amato molto il primo film della saga. Una curiosità che forse non tutti sanno: il termine “sound designer” fu introdotto proprio con la ridedizione del 1997 del primo film, come titolo conferito a Ben Burtt per gli straordinari e indimenticabili effetti sonori da lui creati (es. quello delle spade laser).

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    • 4 Maggio 2020 alle 23:52
      Permalink

      Grazie mille ❤️
      Verissimo! Sul contesto sonoro in Star Wars ci sono davvero tante curiosità e aneddoti molto interessanti!

      Rispondi

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