Inception: un viaggio tra sogno e realtà

Inception: un viaggio tra sogno e realtà

Uno dei film di Nolan più discussi di sempre, tra sogno, realtà e metafore

Abbiamo analizzato la carriera di Nolan in tre diversi appuntamenti, in attesa del suo nuovo film, Tenet, uscito nelle sale italiane ormai da più di una settimana. Abbiamo parlato di Interstellar, Dunkirk e The Prestige, abbiamo parlato di The Following, Memento e Insomnia e della trilogia dedicata a Batman

Manca un solo film all’appello, che ovviamente non potevamo non trattare.

Inception: Joseph Gordon-Levitt in una scena del film

Inception uscì nel 2010, ben dieci anni fa, come sempre per i film del regista avvolto nel mistero più totale, con solo alcune anticipazioni rivelate nei trailer che non bastavano minimamente a comprendere di cosa mai avrebbe parlato il film. All’uscita il film incassò più di 800 milioni in tutto il mondo, a fronte di “soli” 150 milioni di budget, frutto sicuramente della fama acquisita grazie al primo film della trilogia del Cavaliere Oscuro, Batman Begins, ma anche dell’incredibile passaparola generato grazie ad un finale criptico che, ancora oggi, genera infinite discussioni. Inception rimane ad oggi uno dei film più discussi del regista… che risieda proprio qui il suo fascino?

Christopher Nolan impiegò anni per concludere la sceneggiatura e aspettò un sacco di tempo per realizzare il film, sapendo che la trama che aveva in testa avrebbe richiesto un grande budget e un’esperienza registica che avrebbe acquisito solo nel tempo.

Il risultato finale riuscì a soddisfare molte delle aspettative del grande pubblico, anche se si tirò numerose critiche soprattutto dovute al suo essere estremamente didascalico: con quasi due terzi del film dedicati alla spiegazione, per lo spettatore, del funzionamento dell’universo inventato, Inception si perde sicuramente in numerosi dialoghi che riescono però a centrare il punto e a rendere il film facilmente interpretabile nonostante la costruzione apparentemente complessa.

Ma veniamo a uno dei temi centrali che rende il film a suo modo così speciale.

Inception: la trottola sul finale

Sogno… o realtà?

Don’t be afraid of dreaming a little bigger, darling…

Il finale di Inception è al centro di numerose teorie e discussioni da quando il film uscì per la prima volta al cinema. Le teorie sono infinite, tra chi sostiene che il punto chiave sia l’anello portato da Cobb (Leonardo DiCaprio), o che la trottola in realtà alla fine stia per cedere, o chi sostiene che in realtà tutto il film sia un solo sogno. Non staremo qui ad elencarle, perché non è ciò di cui vogliamo parlare, ma la domanda che il film ci lascia alla fine è completamente in linea con ciò che il film stesso ci racconta per tutta la sua durata.

Il sogno è sicuramente il punto focale dell’intera storia, a partire dal lavoro stesso dei personaggi che si muovono al suo interno: il loro compito è quello di innestare un’idea all’interno della mente di Robert Fischer, figlio di un ricco imprenditore ormai in punto di morte e, per farlo, si introducono nella sua testa attraverso il sogno, quel momento in cui la mente umana è più fragile, più facilmente penetrabile. Quello che ci lascia la fine, tuttavia, è una domanda che l’uomo si pone già da molto tempo e un tema che già altri film hanno trattato. Come facciamo a sapere che quello che circonda è la realtà e non un complesso sogno? E se tutto quello che ci circonda non esistesse veramente? Se noi, non esistessimo nella realtà? Cos’è la realtà?

Cartesio ci ragionava già ad inizio 1600 nel suo Discorso sul metodo, concludendo con il celebre cogito ergo sum: l’uomo pensa, ed è, esiste come sostanza pensante. Anche Platone, anche se in un discorso diverso, poneva in un certo senso la questione nel celebre mito della caverna. Matrix ne è sicuramente l’esempio più lampante per quanto riguarda film di grande successo sul tema.

Nolan ci regala la sua versione del tema senza tuttavia darci una risposta e lasciando a noi l’interpretazione. Che ci siano o meno indizi sparsi per il film, forse la soluzione non va proprio cercata, perché una soluzione non c’è. Nolan sembra piuttosto dirci di sognare più in grande, e non solo in una divertente scena tra Eames (Tom Hardy) e Arthur (Cillian Murphy), ma nel cuore stesso del film. Una curiosità interessante è che i nomi dei personaggi (Dom, Robert, Eames, Arthur/Arianna, Mal, Saito) vadano proprio a formare la parola dreams, ma anche che a ciascuno dei personaggi, per stessa ammissione del regista, è assegnato un ruolo vicino a quello di una produzione cinematografica: Cobb è l’estrattore (il regista), Arthur il manovratore (il produttore), Arianna l’architetto (la scenografa), Eames il falsario (l’attore), Robert Fischer il bersaglio (lo spettatore). Di conseguenza, Inception diventa una metafora di come i film riescano ad essere quasi dei sogni per lo spettatore. Del resto Cobb assomiglia molto allo stesso Christopher Nolan, e il regista ha anche affermato che Cobb lo rappresenta nella sua ricerca di uscire dal “mondo dei sogni” (il cinema) e tornare alla realtà della sua vita.

Il cinema d’altronde è un’evoluzione e un’alternativa del teatro, quello stesso teatro che Aristotele dichiarava capace di attuare la catarsi, il processo di purificazione dalle passioni che l’uomo, vedendo le tragedie nella Grecia antica, riusciva a rivivere esternamente attraverso l’interpretazione degli attori sulla scena e quindi a purificarsene.

Inception: la scala infinita

Amore per il cinema e le sue possibilità infinite

Christopher Nolan dichiarò di aver voluto aspettare per realizzare il film, soprattutto perché sapeva di aver bisogno di un grande budget che solo dopo una buona esperienza alle spalle avrebbe potuto avere, esperienza poi acquisita sul set di un grande blockbuster come Batman Begins. Tentativi di semplificare la trama per realizzare un film a basso budget fallirono e possiamo affermare che sia stato molto meglio così: un motivo per ricordare Inception sono sicuramente anche i suoi incredibili effetti speciali, realizzati nel modo che a Christopher Nolan piace di più, ovvero effetti speciali concreti, realizzati a mano e con solo un piccolo intervento al computer per sistemarli.

La scena che colpisce sicuramente di più è quella di Joseph Gordon-Levitt in lotta in assenza di gravità in un corridoio che, all’interno del sogno, gira su se stesso, ispirata ad una ben più famosa scena da 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. I contenuti speciali rilasciati in seguito ci lasciano di stucco di fronte alla struttura che Nolan fece costruire per realizzare la scena, insieme alle coreografie di combattimento e al corretto posizionamento della telecamera che facesse sembrare tutto così reale.

Le possibilità del sogno sono infinite e permettono non solo di piegare una città su se stessa ma anche di realizzare paradossi visuali ovviamente impossibili nella nostra realtà. Ed è anche così che Inception si diverte a stupirci attraverso immagini che richiamano le incredibili litografie di Maurits Cornelis Escher con la scala infinita, dall’illusione ottica di Penrose, o relatività.

Christopher Nolan

Un mese di approfondimenti

Tutto ciò che abbiamo detto si tratta solo di un assaggio ad una filmografia complessa che andrebbe sicuramente studiata più a fondo con competenze che probabilmente esulano anche dalle nostre (quelle di, almeno per il momento, appassionate). Speriamo tuttavia di avervi incuriosito almeno un pochino con questa piccola rubrica e di avervi dato qualche eventuale spunto per approfondire in seguito.

Per il resto, non ci resta che augurarvi una buona visione per Tenet, se ancora non lo avete visto. Se lo avete visto, invece, l’appuntamento è con la nostra recensione in arrivo sicuramente nelle prossime settimane.

Gaia Galimberti

Laureata in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano, è cresciuta fantasticando mondi attraverso i libri e, dopo essersi innamorata del cinema, fatica a trovare il tempo per correre dietro a tutte le sue passioni. Sogno nel cassetto: scrivere un libro.

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