Un’estate con la Strega dell’Ovest: la recensione

Un'estate con la Strega dell'Ovest: la recensione

un'estate con la strega dell'ovest

Kaho Nashiki

Feltrinelli

2019

3/5

“E quando comincerai a pensare che non cambierà mai nulla, finalmente succederà qualcosa che ti farà scoprire che sei diversa da prima. E continuando a fare sforzi costanti, in una successione di giorni tutti uguali, un giorno all’improvviso, ti vedrai ulteriormente cambiata.”

Con l’arrivo di ottobre, ogni anno, mi ritrovo a gravitare verso alcune letture che sembra abbiano il potenziale di trasportarmi completamente in una dimensione che va di pari passo con l’atmosfera del periodo. Un’estate con la Strega dell’Ovest di Kaho Nashiki, nonostante il titolo, si è rivelato essere, anche con i suoi non piccoli difetti, la scelta giusta per passare un pomeriggio autunnale sotto le coperte con una tazza di tè per addolcire e scaldare il cuore.

Un’estate con la Strega dell’Ovest è un brevissimo romanzo pubblicato in Italia da Feltrinelli insieme ad altri tre racconti pensati dall’autrice come appendici della storia che riprendono atmosfera e personaggi. La vicenda ruota attorno a Mai, ragazzina di tredici anni che viene mandata dalla madre a passare alcune settimane nella casa in campagna della nonna. In famiglia si sono sempre riferiti a quest’ultima come la “Strega dell’Ovest” ma, ad un certo punto, la nonna rivelerà alla nipote di possedere realmente dei poteri magici e propone a Mai di iniziare un duro addestramento da strega: proposta che Mai accetta immediatamente. L’addestramento, però, si rivela essere totalmente diverso da quanto Mai aveva previsto.

Il più grande pregio di Un’estate con la Strega dell’Ovest è quello di essere un racconto perfetto per i più nostalgici. Questo aspetto si riscontra sia nell’affetto sincero e puro tra Mai e la nonna, che nella resa del paesaggio in cui è immersa la casa, un po’ come se fosse la versione letteraria dei magici luoghi dei film d’animazione tipici di Miyazaki. Allo stesso tempo, mi ha ricordato quasi i racconti della nostrana Anna Maria Ortese dove l’amore per la sua terra traspare in ogni parola e Kaho Nashiki è sicuramente legata a queste estese campagne giapponesi che riusciamo a visualizzare limpidamente durante la lettura. Come Mai, ci ritroviamo immersi in questa natura incontaminata, diventando desiderosi di poterci camminare a piedi scalzi per poterne assaporare ogni minimo dettaglio sensoriale.

Con una prosa a tratti romantica, che prende sicuramente alcuni dettagli dalla tradizione del realismo magico per poi portarli in una dimensione più reale, l’autrice ha realizzato un racconto che sembra sussurrato all’orecchio e che trova facilmente riscontro nei nostri cuori, grazie anche all’esperienza pregressa nella scrittura di altri racconti per l’infanzia. D’altronde, Mai attraversa una fase difficilissima ma che è comune a molti altri bambini e ragazzi: in questo senso, il libro riesce ad essere anche un buon romanzo di formazione adatto sia a chi di noi si è ritrovato costretto, come Mai, ad affrontare le inevitabili conseguenze del corso della vita che a chi, invece, si ritrova davanti ad una situazione simile per la prima volta.  

La conseguenza più ovvia è quella di finire con l’avere in mano un racconto capace, grazie alla sua enorme empatia, di scaldare il cuore facendo riaffiorare in ognuno di noi i dolci ricordi che possono scaturire dall’affetto puro che nasce tra una nonna e i propri nipoti.

Sembrerebbe, arrivati fino a qui, trattarsi di un libro perfetto ma purtroppo contiene – o non contiene – molti aspetti che mi impediscono di giudicarlo privo di difetti. Il problema principale è che la magica atmosfera che pervade la descrizione dell’ambientazione si scontra con uno stile che, quando si tratta della trama vera e propria, lascia il tempo che trova. Un’estate con la Strega dell’Ovest non vuole essere un libro complicato, anzi, si capisce fin dalle prime righe che la semplicità della prosa è ciò a cui l’autrice punta maggiormente ma, almeno in questo caso, risulta essere fin troppo evidente, arrivando anche a rovinare leggermente la linearità della storia. Il problema è che con un libro del genere le aspettative vanno sicuramente verso un’idea di una lettura scorrevole ma questa scorrevolezza viene rovinata proprio per il suo essere fin troppo sintetica e il rischio è quello di perdere l’interesse molto facilmente.

Inoltre, i racconti aggiuntivi finali, seppur coerenti con la vicenda principale, possono anche sembrare leggermente superflui: toglierne anche soltanto uno avrebbe, forse, dato maggiore rilevanza alla funzione emotivamente catartica della prima storia.

Un’estate con la Strega dell’Ovest rimane comunque un libro amabile nella sua dolcezza ingenua. Sono convinta che Kaho Nashiki avrebbe sicuramente potuto dare di più pur rimanendo fedele al cuore del racconto ma questo non impedisce di godere, durante la lettura, di emozioni e sentimenti affettivi che forse, a volte, tentiamo di reprimere dietro ad una corazza da adulti ma che in fondo ci fanno tornare ad essere dei ragazzini che passano i pomeriggi nel salotto delle persone a cui tengono.

 “Devi ripeterti che, qualunque cosa accada, ‘non è una ferita mortale’. In questo modo, anche se in quel momento non ti sembrerà, da qualche parte nel tuo corpo e nella tua mente nascerà il seme di una nuova forza vitale che germoglierà con vigore”.

Fonti

Un’estate con la Strega dell’Ovest, Kaho Nashiki, 2019, Feltrinelli

Valentina Dadda

Studia scienze dei beni culturali ed è innamorata da sempre del cinema e della letteratura, suoi compagni di viaggio da una vita. Affronta le giornate passando da una citazione all'altra e passerebbe ore a parlare di scienza o di femminismo, o di tutte queste cose insieme.

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