Un Affare di famiglia: una realtà da conoscere

Un Affare di famiglia: una realtà da conoscere

Un affare di famiglia: locandina e valutazione

Hirokazu Kore’eda

2018

Disponibile su: Prime Video

5/5

In questa sede si era già citato Hirokazu Kore’eda, regista di Little Sister, ma oggi vogliamo trattare di Un affare di famiglia, film del 2018 che, per certi versi, credo di preferire al precedente. Chiaramente parliamo sempre di famiglia, che per chi ha visto altre sue pellicole sa essere un tema a lui molto caro e, soprattutto, è in grado di affrontarlo in maniera tutto fuorché convenzionale ma allo stesso tempo molto umano. 

Tornando a casa una sera d’inverno Osamu e suo figlio trovano una bambina lasciata sola su un balcone: l’uomo decide di portarla con loro per offrirle la cena, ma, al momento di riportarla dove l’hanno trovata, la sua compagna decide invece istintivamente di tenerla con loro, così la piccola Rin per un periodo sarà accolta, accudita e amata dalla sua nuova famiglia. Avrà una nuova mamma, un papà, un fratello, una sorella maggiore e una nonna.

Un affare di famiglia: una scena del film

Un affare di famiglia è un racconto dolceamaro che frammenta e riunisce il concetto di legame di sangue, rendendolo, a seconda delle occasioni, significativo o inutile. 

Che cosa lega veramente questa famiglia? I soldi? Il voler sopravvivere, il desiderio di non restare soli, l’affetto verso gli altri? Forse tutte queste cose insieme, ma, anche fosse soltanto una, non sarebbe quella sola a definirla. Questo film non vuole dare giudizi sul cosa sia giusto o sbagliato, spesso si sorpassa l’impercettibile linea della moralità, questo per mostrare uno spaccato di vita reale che spesso viene ignorato, nascosto, denigrato o incompreso. Non c’è un vero e proprio lieto fine perché, come (purtroppo) spesso accade, il vincolo di sangue è più stretto di quanto vorremmo, è soffocante, è come un patto che qualcun’altro ha firmato per noi e talvolta non si può fare altro che conviverci. Ciò non toglie niente, davvero nulla, al bene e l’affetto che proviamo per le persone a cui vogliamo darlo o da cui lo riceviamo; “papà” o “mamma” possono essere parole importanti, in questa storia si riesce a estirparle dal contesto, riuscendo a cancellare interamente il loro potere, o a farlo crescere, ancora più forte del loro significato originale.

“Però poi, se sei tu a scegliere, è più forte giusto? (…) Come cosa? Il legame.”

Ma il legame familiare non è l’unico tema affrontato da questo film: seppur non approfonditi o anche solo accennati, vengono trattati argomenti quali difficoltà economiche, l’infertilità, la consapevolezza dei bambini, la violenza domestica, la violenza verso la propria persona, l’incomunicabilità di esprimere i propri sentimenti, e sempre in maniera molto sincera e priva di stigmatizzazione, con l’intento di renderli più naturali possibili ma senza lasciare che vengano usati per definire qualcuno.

Quindi perché pensare di guardare un film come Un affare di famiglia? Oltre all’incredibile empatia che il cast principale, dagli adulti ai bambini, riesce a regalarci per i suoi personaggi, e grazie anche alle sempre toccanti sequenze che, per quanto possano risultare quotidiane, Hirokazu riesce sempre a rendere incredibilmente potenti e allo stesso tempo confortanti, è un film che vuole mostrare come eventi, ricordi o incontri che potrebbero risultare traumatici, indelebili, controversi o sbagliati, siano invece appunto aspetti della vita che meno vengono menzionati, ma che non per questo sono meno degni di essere mostrati, e sicuramente potrà offrirvi una nuova definizione di famiglia o genitore, o anche solo meno rigida, ma più ampia e sfaccettata di quella che avete sempre avuto in mente.

“I bambini hanno bisogno di stare con la propria madre” 

“È alle madri che piace pensare sia così”

Fonti

Un affare di famiglia (Manbiki Kazoku, 2018), Hirokazu Kore’eda

Francesca Sutera

Serpeverde e femminista, cresciuta ad anime e film Disney ha maturato il suo amore per l'animazione, sopratutto per quella giapponese e per quella in stop motion, predilige le opere britanniche, specie se drammatiche o storiche, le favole horror e il black humor. Passa le giornate ad ascoltare musica e sperare in più rappresentazione nei film e cartoni animati.

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