The Umbrella Academy: la recensione della seconda stagione

The Umbrella Academy 2

La recensione della seconda stagione

the umbrella academy 2

Netflix

2020

4.5/5

È tornato uno dei grandi successi di Netflix con una nuova, strabiliante stagione: The Umbrella Academy, la serie tratta dall’omonimo fumetto di Gerard Way e Gabriel Bà, continua a tenere incollati allo schermo per altri dieci episodi che si sono dimostrati in grado non solo di eguagliare il livello della prima stagione, ma addirittura, in alcuni casi, di poter raggiungere vette anche più alte.

Nella scorsa stagione sono state adattate le vicende del primo volume del fumetto, La Suite dell’Apocalisse: sette bambini nati lo stesso giorno con capacità soprannaturali, vengono adottati dal ricco ed eccentrico Reginald Hargreeves e cresciuti da quest’ultimo come dei supereroi all’interno della sua tenuta, l’Umbrella Academy. Con il passare degli anni e dopo la prematura morte di uno dei fratelli, a causa anche del comportamento poco amorevole del padre, i sei ragazzi si dividono, percorrendo ognuno una strada diversa, finché, riuniti da cause di forza maggiore, non si ritrovano costretti a fare i conti col proprio passato per cercare di fermare l’imminente apocalisse. La prima stagione si conclude proprio con il loro fallimento: non essendo stati in grado di evitare il giorno del giudizio, sotto consiglio di Cinque (interpretato da un formidabile Aidan Gallagher), i fratelli decidono di saltare insieme in un vortice temporale. La seconda stagione riprende esattamente da qui, svelandoci già nei primissimi minuti le sorti toccate ad un ognuno dei protagonisti. Divisi e completamente da soli, ognuno di loro è stato catapultato nello stesso luogo ma in un momento diverso nel tempo, tra il 1961 e il 1963. Non è tutto, perché si sono portati dietro anche l’apocalisse, seppur in una forma diversa. La storia riprende, quindi, il ricorrente tema della prima, seguendo le vicende dei fratelli Hargreeves che dovranno lottare per ritrovarsi e scongiurare un nuovo, potentissimo, giorno del giudizio e, al contempo, far fronte alla Commissione, società che ha il compito di mantenere l’equilibrio temporale nel corso della storia e che darà loro la caccia. 

THE UMBRELLA ACADEMY 2

È inutile girarci attorno: The Umbrella Academy risulta, ancora una volta, una serie più che geniale, specialmente per quanto riguarda il compito di rinnovazione che sembra porsi. Tutto ciò che aveva conquistato il pubblico nella prima stagione è ugualmente presente, in particolare per quanto riguarda l’autoironia mai fuori tono e perfettamente coesa all’interno dell’impianto narrativo che risulta divertente nei momenti più adeguati, creando una storia che fa il suo dovere di intrattenimento e anche di più. Lo stile della narrazione è, quindi, sempre molto forte e si mescola perfettamente non solo con le scene d’azione che, visivamente, sono una vera e propria gioia per gli occhi, ma anche con le diverse sottotrame. Queste, anche se alcune in maniera più forzata rispetto ad altre, finiscono col contribuire alla vicenda principale arricchendo una storia che trova il suo punto forte nell’eccentrico, accostandolo sia agli elementi decorativi che ai personaggi. 

I personaggi sono, probabilmente, proprio l’elemento attraverso cui questa seconda stagione di The Umbrella Academy riesce a dimostrare di aver appreso la lezione dell’anno passato trasformandola non tanto in un punto d’appoggio saldo su cui rilassarsi ma, piuttosto, in un trampolino grazie al quale è possibile raggiungere nuovi limiti. I rapporti tra i sette fratelli subiscono, infatti, una vera e propria evoluzione che, narrativamente, prova un salto qualitativo che non solo funziona molto bene ma che riesce anche a coinvolgere emotivamente ancor di più di quanto fosse possibile nella prima stagione, mettendo a nudo il fascino di relazionarsi, finalmente senza segreti, in una famiglia che di funzionale e di ordinario ha ben poco ma che trova comunque la forza di rimanere unita.

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Degne di nota sono anche le prove attoriali. In particolare, non possono non essere nominate quelle del già citato giovane Aidan Gallagher che porta in scena un Numero Cinque caratterialmente sempre molto forte ed esuberante anche nella gestualità, in perfetta armonia con l’ambiente circostante, e di Kate Walsh che ritorna nei panni di The Handler, donandoci l’antagonista per eccellenza che è impossibile non apprezzare. 

Infine, una menzione d’onore va sicuramente alla colonna sonora che si cosparge di piccole perle che diventano, in alcune scene, le vere colonne portanti della serie generando momenti impossibili da dimenticare.

Ovviamente, The Umbrella Academy non è una serie priva di difetti. Come già detto, alcune storyline minori potrebbero risultare meno forti di altre, come quella di Vanya che, nonostante finisca con l’essere fondamentale, poteva sicuramente avere una gestione più equilibrata, così come certi colpi di scena che, arrivati a circa metà stagione, diventano parecchio prevedibili. La perfezione, però, non è mai il risultato a cui questa serie punta ed è ben chiaro fin dall’inizio. Il suo intento è ben altro ed è in quell’ambito che raggiunge risultati più che ottimi, intrattenendo e coinvolgendo, fino ad arrivare al cliffhanger finale che, probabilmente, vi farà vedere con occhi diversi l’attesa tra la prima e la seconda stagione. 

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Fonti

The Umbrella Academy, Netflix 

The Umbrella Academy, Gerard Way e Gabriel Bà, 2007, BAO Publishing

Valentina Dadda

Studia scienze dei beni culturali ed è innamorata da sempre del cinema e della letteratura, suoi compagni di viaggio da una vita. Affronta le giornate passando da una citazione all'altra e passerebbe ore a parlare di scienza o di femminismo, o di tutte queste cose insieme.

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