The Loudest Voice e Bombshell: lo scandalo Roger Ailes

The Loudest Voice e Bombshell: lo scandalo Roger Ailes

Un film e una serie televisiva, il punto di vista delle vittime e accusatrici e il punto di vista dell’uomo che ha creato un impero e ha abusato per anni del suo potere. Un film e una serie televisiva ci aprono lo sguardo sullo scandalo che confluirà solo un anno più tardi in una delle tante cause della nascita del movimento #metoo.

È il 6 luglio del 2016 quando Gretchen Carlson, ex presentatrice di Fox News, fa causa per molestie sessuali all’allora presidente e amministratore delegato, Roger Ailes. Nel giro di poco tempo più di una dozzina di donne impiegate della Fox si uniscono alla voce di Gretchen Carlson, tra cui anche la presentatrice Megyn Kelly, denunciando le molestie di cui sono state vittime per anni e, meno di un mese dopo, Ailes è costretto a dare le dimissioni.

Il racconto cinematografico si è fatto avanti lo scorso anno per raccontarci la medesima vicenda, in due versioni. Il tema è lo stesso, ma le prospettive cambiano.

Bombshell: immagine del film con Charlize Theron, Nicole Kidman e Margot Robbie

“Someone has to speak up. Someone has to get mad”

Bombshell: la voce dello scandalo è il film del 2019 diretto da Jay Roach che ci racconta dello scandalo sessuale di Roger Ailes dal punto di vista delle donne che si sono fatte avanti, a partire dal 2016, per denunciarne gli abusi di potere e la richiesta di favori sessuali.

Al centro dell’attenzione vi sono principalmente Megyn Kelly (Charlize Theron) e Gretchen Carlson (Nicole Kidman), celebri presentatrici di Fox News, e il personaggio fittizio di Kayla Pospisil (Margot Robbie).

Megyn Kelly, a seguito di un dibattito con Donald Trump in cui gli domanda di suoi commenti riguardo le donne, viene insultata dallo stesso futuro presidente su Twitter con commenti sessisti. Gretchen Carlson viene declassata da uno dei programmi di punta di Fox News ad uno pomeridiano con pochi ascolti e licenziata per i suoi commenti poco repubblicani. Kayla Pospil è una giovane giornalista in cerca di successo che viene presentata a Roger Ailes il quale è disposto a dargli il suo supporto in cambio della sua lealtà.

Tre donne, tre storie diverse, un punto in comune. È Gretchen Carlson ad alzare la voce per prima, e la sua storia e le sue accuse saranno solo una delle tante che si uniranno al coro. Ma la posta in gioco è alta: quando lo stesso candidato repubblicano a diventare presidente degli Stati Uniti ha il coraggio di dare liberamente della “rabbiosa menstruata” a una giornalista, quando quegli uomini che detengono il potere hanno la facoltà di licenziare in tronco giornaliste affermate e non far loro trovare mai più un lavoro, come lo trovi il coraggio di alzare la testa?

With Roger, it’s always about loyalty. He says he can fix things if you’re loyal. And you can guess the ultimate expression of loyalty.

Il film ci guida attraverso la loro storia, le loro emozioni, i loro pensieri, manovrando la nostra attenzione verso il disagio, il disgusto: proviamo, seppur con qualche distacco, la sofferenza di quei momenti di abuso, la difficoltà nel dover scegliere tra la propria carriera e la propria integrità, il disgusto di essere considerate solo come corpi e non come esseri umani pensanti, di dover esibire il proprio corpo attraverso una camminata e una piroetta, attraverso l’uso di abiti corti che mostrino le gambe alle telecamere.

I know people think it’s like “Oh, you had to spin around.” But, I remember feeling like: I put myself through school, I was offered a partnership at Jones Day, one of the best law firms in the world, I argued before federal courts of appeal all over the nation, I came here, I’m covering the United States Supreme Court, I graduated with honors from all of my programs… and now, he wants me to twirl. And I did it.

-Megyn Kelly

The Loudest Voice: Roger Ailes interpretato da Russel Crowe

Dall’altro lato, vi è, invece, una serie televisiva.

The Loudest Voice è la miniserie drammatica del 2019 basata sul libro The Loudest Voice in the Room di Gabriel Sherman.

La storia qui si propone di seguire la vita di Roger Ailes (interpretato da un irriconoscibile Russel Crowe) fin dall’inizio, coprendo la sua intera carriera a Fox News, dalla nascita del canale fino alla sua trasformazione in uno dei canali televisivi americani più influenti e al suo licenziamento nel 2016.

La gente non vuole essere informata, vuole sentirsi informata.

È il 1995 quando, dimessosi dalla sua posizione alla CNBC, insieme al magnate dei media Rupert Murdoch decidono di creare una nuova rete televisiva che trasmetta notizie ventiquattro ore su ventiquattro e che diventi “the loudest voice”, la voce più alta nel panorama televisivo americano. Nel giro di sei mesi Roger Ailes riesce a tirare su da zero una nuova rete di successo, grazie ad una manipolazione della realtà che pone maggiormente l’accento sull’enfasi dei giornalisti anziché sui puri fatti e grazie anche ad avvenenti giornaliste donne come presentatrici, che acquista ben presto il favore del pubblico conservatore americano.

Dal 1995 ogni episodio della miniserie si concentra su un determinato episodio della vita di Roger Ailes a Fox News: con i tristi avvenimenti del 2001 comincia la sua paranoia e il suo appoggio all’allora presidente George Bush, nel 2008 si schiera contro la candidatura a presidente di Barack Obama e a partire dal 2012 comincia a sostenere Donald Trump come candidato per le elezioni presidenziali. Nel frattempo, crescono le sue relazioni extraconiugali e le molestie fisiche e verbali a danno delle dipendenti donne.

Gretchen, Gretchen, how would Miss America handle this. With grace, charm, it’s smile, give a little twirl. Wouldn’t you? So let’s see… why don’t we see a little Miss America twirl.

Al centro dell’attenzione sono in particolare Gretchen Carlson (Naomi Watts), che si trova declassata da presentatrice di uno dei programmi di punta del canale ad un programma tutto suo, ma in uno slot pomeridiano poco seguito, e Laurie Luhn (Annabelle Wallis), vittima per anni delle richieste sessuali di Ailes.

The Loudest Voice riesce in qualcosa che Bombshell fatica ad ottenere: la miniserie, ponendo maggiormente l’attenzione sul personaggio di Roger Ailes e, forse, avendo a disposizione più tempo per raccontare la storia, riesce a marcare di più la pesantezza degli eventi raccontati.

Russel Crowe, completamente trasformato dal trucco, riesce a dare un’impressionante interpretazione di un personaggio viscido e ripugnante, in grado di provocare disgusto al solo sentirlo parlare. E l’utilizzo di immagini di repertorio, anche se un po’ dispersivo nel momento in cui vengono messi a confronto personaggi reali con gli attori che ne interpretano la parte, concretizza gli eventi nella nostra realtà, togliendoci quel distacco da spettatori che rischierebbe al contrario di mancare di immedesimazione. The Loudest Voice è una serie che riesce a fare del disagio che si prova nel vederla la sua forza.

Bombshell, invece, dopo un inizio marcatamente vicino alla regia e sceneggiatura di La Grande Scommessa, perde improvvisamente il ritmo e cambia più volte stile, perdendosi in un groviglio di personaggi e situazioni che faticano a fare forza sullo spettatore.

Quello che stupisce è invece l’incredibile attenzione al reparto trucco, dove attori e personaggi reali quasi si confondono, riducendo la differenza tra finzione e realtà.

Bombshell e The Loudest Voice sono solo un esempio di un tema che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il mondo e che comincia ad avere una certa rilevanza in tutti i media televisivi. Le voci di donne che hanno avuto il coraggio di alzare la testa hanno portato alla luce un sistema della nostra società contemporanea che è ancora difficile da smantellare, ma la risonanza che sta avendo in questi anni ci porta a prestare attenzione al problema e, sebbene in certi casi, come sempre, ci sia stato un abuso di questo nuovo potere mediatico, è innegabile che qualcosa si stia muovendo per il meglio.

Ed è così che si innalza la loro voce, “la voce più alta”: la voce più alta nella stanza non è più quella di un canale televisivo costruito sulla veemenza, sulle fake news, di una rete che fa dei rapporti di potere un ricatto; la voce più alta nella stanza è quella delle donne che si battono per avere giustizia contro un sistema sessista, ancora purtroppo presente a diversi livelli di una società che lo giudica, ancora, accettabile.

Fonti e approfondimenti

Gaia Galimberti

Laureata in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano, è cresciuta fantasticando mondi attraverso i libri e, dopo essersi innamorata del cinema, fatica a trovare il tempo per correre dietro a tutte le sue passioni. Sogno nel cassetto: scrivere un libro.

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