Storia di un fantasma – quando la tecnica diventa arte

Storia di un fantasma - quando la tecnica diventa arte

storia di un fantasma

David Lowery

2017

5/5

Non fatevi ingannare dal titolo: Storia di un fantasma non ha nulla a che vedere con i racconti dell’orrore che siamo abituati a leggere a notte fonda, anzi. David Lowery, regista del film presentato nel 2017 al Sundance Film Festival (dove, tra l’altro, è stato accolto più che positivamente) è riuscito a mettere in scena, attraverso uno preciso studio tecnico, un profondissimo racconto sui drammi eterni dell’esistenza umana, legati alla perdita, allo scorrere del tempo e ai sentimenti. 

La trama: non la solita storia di fantasmi

Una coppia di giovani sposi, C e M (interpretati rispettivamente da Casey Affleck e Rooney Mara), vive con semplicità in un casa di periferia, in una quotidianità riempita dall’amore e dalla complicità. L’equilibrio si rompe una mattina quando C rimane ucciso in un incidente stradale proprio davanti all’abitazione. All’obitorio, la moglie gli rivolge l’ultimo saluto in una scena straziante per poi coprirlo totalmente con un lenzuolo bianco. Non appena lei esce dalla stanza, però, l’uomo si risveglia come fantasma e con il caratteristico lenzuolo decide di seguire la compagna fino a casa, scegliendo di non “passare oltre”. I giorni passano in una convivenza silenziosa e inconsapevole, fatta di strazianti vuoti che solo un lutto può portare con sé. Quando la donna deciderà, dopo molto tempo, di lasciare la casa per andare avanti con la sua vita, il fantasma rimarrà invece legato all’abitazione, costretto ad osservare famiglie e persone entrare e uscire nel corso dei decenni, obbligato ad osservarne le trasformazioni nei secoli in attesa di un segnale che gli conceda la libertà. 

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Un racconto senza tempo

Il dramma a cui tende Storia di un fantasma è quello eterno dell’esistenza umana, legato al lutto e alla consistenza delle emozioni umani, unico elemento capace di abbattere il limite del tempo. Lowery fa delle scelte ben precise nella sua narrazione, adoperando il formato 1.33:1 con angoli arrotondati. La scelta non poteva essere migliore: il risultato è infatti quello di riuscire a trasmettere da un lato un puro senso di claustrofobia e dall’altro una profonda nostalgia rievocando l’immagine di vecchie fotografie consumate dal tempo. L’empatia nei confronti dei due personaggi è, in questo modo, estremizzata a tal punto da riuscire a provare quasi un vero e proprio dolore fisico durante la visione del film. In quanto spettatori, ci troviamo ad assistere ad una perdita forzata e da una parte osserviamo chi cerca di trovare la forza per alzarsi ogni giorno in una casa in cui ogni minimo particolare è pregno di ricordi e dall’altro chi è costretto ad essere spettatore di un mondo in cui non è più indispensabile, rimanendo ancorato ai propri rimorsi e osservando impotente un cambiamento in cui non ha più alcuna voce in capitolo.

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Le tracce che lasciamo

L’uso del lenzuolo bianco e il ricorso al tema della casa infestata sono elementi che in Storia di un fantasma vengono utilizzati per essere stravolti dal loro uso tradizionale. Il film è pregno, in ogni suo dettaglio, gesto, dialogo e anche in tutti i suoi numerosi e lunghi silenzi, di un simbolismo legato alla memoria delle emozioni, vero motore di ogni esistenza umana. Spazio fisico, ricordi, e sentimenti si intrecciano creando una complicata trama che trova la sua origine nell’inizio dell’esistenza e ne possiamo essere testimoni ripercorrendo l’intera storia pur rimanendo fissati in un luogo in cui, nonostante il corso del tempo, ogni secondo vissuto lascia il suo segno eterno. 

In questo senso un ruolo fondamentale è svolto dalla colonna sonora e in particolare il brano I get overwhelmed, eseguito dalla band Dark Rooms e composto da Daniel Hart, con le sue melodie malinconiche e nostalgiche, è il mezzo che connette i due amanti, mondo dei vivi e mondo dei morti. 

La storia del fantasma è, alla fine, la storia di ognuno di noi. Impotente, attraverso le due fessure talmente vuoti da essere tremendamente tristi, è testimone di un tempo che va avanti e indietro, custode di una memoria che trova il modo di segnare il suo passaggio eterno attraverso l’amore puro, la sofferenza e i ricordi. David Lowery scaccia così ogni banalità, creando una vera e propria poesia visiva sulla ricerca di un senso dell’esistenza. Intimità e complicità, nostalgia e memoria diventano elementi fondamentali nella lotta eterna di ogni essere umano per essere ricordato e Lowery, in Storia di un fantasma, riesce in ogni suo intento con la più estrema eleganza. 

Fonti

Storia di un fantasma, 2017, David Lowery

Valentina Dadda

Studia scienze dei beni culturali ed è innamorata da sempre del cinema e della letteratura, suoi compagni di viaggio da una vita. Affronta le giornate passando da una citazione all'altra e passerebbe ore a parlare di scienza o di femminismo, o di tutte queste cose insieme.

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