Little Fires Everywhere: la recensione della nuova serie

Little Fires Everywhere: la recensione della nuova serie

Little Fires Everywhere: locandina

Disponibile su: Amazon Prime Video

Miniserie

2020

4/5

Tratto dall’omonimo romanzo di Celeste Ng del 2017, edito in Italia come Tanti piccoli fuochi da Bollati Boringhieri, Little Fires Everywhere è la nuova sorprendente miniserie di Hulu, disponibile in Italia per Amazon Prime Video.

È il 1998 quando la meravigliosa casa della famiglia Richardson viene completamente distrutta da un incendio causato da tanti piccoli fuochi appiccati in varie stanze della casa. La colpa  ricade immediatamente su Izzy, la figlia minore e pecora nera della famiglia, ma, mentre l’imponente facciata della casa decade, un torbido passato ci svela la vera storia.

Little Fires Everywhere: immagine dalla serie

“Yeah, the thing about portraits is you need to show people how they want to be seen. I prefer to show people as they really are.”

Reese Witherspoon e Kerry Washington guidano la serie con le loro straordinarie performance attoriali interpretando due donne e madri agli antipodi. Reduce dalla seconda stagione dell’acclamata Big Little Lies, Reese Witherspoon torna ad interpretare un ruolo che sembra calzarle a pennello, nei panni di Elena Richardson, una ricca bianca madre dedita alla famiglia e ai figli, cui dedica tutte le sue attenzioni, lasciando in secondo piano il proprio lavoro di giornalista. Kerry Washington veste invece i panni di Mia Warren, un’artista nera e madre single a corto di soldi, sempre in giro per l’America alla ricerca di nuove ispirazioni per la sua arte, accompagnata dalla figlia Pearl.

È dall’incontro con Mia, a cui affitta la casa dei genitori, che la vita apparentemente perfetta di Elena comincia a perdere pezzi. Stretta nel suo ruolo di madre con quattro figli a carico, Elena si trova a dover fare i conti con una donna che vive una vita completamente diversa dalla sua e di cui forse invidia la totale libertà e mancanza di forti legami oppressivi. Perso il controllo sulla propria realizzazione lavorativa, Elena si ritrova a controllare ossessivamente la propria vita, dalla sveglia del mattino per la preparazione dei figli all’organizzazione meticolosa della settimana con calendari pieni di etichette, dall’organizzazione degli incontri del club del libro e di feste per le amiche alla stessa vita sessuale con il marito. Tutto nella sua vita deve essere perfetto e al proprio posto, in una città, Shaker Heights, in Ohio, che nasce proprio come città di fondazione e che fa della perfezione il proprio biglietto da visita, stabilendo addirittura un’altezza massima per l’erba dei giardini, pena una multa. L’unico problema nella sua famiglia apparentemente perfetta sembra essere Izzy, la più piccola dei quattro figli e la più ribelle, sempre contraria al rigido ordine imposto dalla madre e desiderosa di ricercare la propria libertà personale.

La perfetta famiglia americana fa subito presa su Pearl, da sempre costretta a trasferirsi al seguito della madre e che sembra essere attratta dallo stato sociale dei Richardson. Ma l’avvento di Mia nelle loro vite, quasi trascinata dalla stessa Elena in una casa con cui lei non vuole avere a che fare, comincerà a portare allo scoperto insidie, ad accendere tanti piccoli fuochi che ne causeranno uno, più grande, e incredibilmente distruttivo.

Little Fires Everywhere: immagine dalla serie

“You didn’t make good choices. You had good choices. Options that being rich, and white, and entitled gave you.”

Little Fires Everywhere non è certamente perfetta: i primi episodi sono lenti e fin troppo introduttivi, con elementi che fanno la loro comparsa un po’ per caso e collegamenti narrativi un po’ troppo irrazionali e irreali. Ma la storia si svela poco a poco fino ad un incredibile finale che riesce a sistemare l’intero impianto narrativo e a dare pienamente voce ai numerosi temi sociali trattati.

In un paesaggio americano che tuttora fatica dietro a problemi razziali profondamente radicati nella società, anche Little Fires Everywhere si prende la sua parte nell’evidenziare sapientemente un razzismo sistemico nascosto agli occhi di chi ha tutti i privilegi ma purtroppo ben evidente a chi deve subirlo sulla propria pelle. Non basta professarsi non razzisti, marciare per i diritti delle minoranze etniche, affittare la propria casa a una donna nera e vantare un ragazzo di colore per la propria figlia quando allo stesso tempo non ci si sente protetti nel vedere una donna nera dormire in una macchina per strada, le si offre di fare da cameriera per la propria casa, si usano una ragazzina nera e le sue esperienze per raggiungere i propri scopi.

Ma il razzismo sistemico si lega anche al tema più grande e più evidente della serie legato alla maternità e alle sue variegate forme. Le madri sono il perno centrale intorno cui ruota l’intera storia: madri che non hanno alcuna difficoltà ad avere figli e madri che diventano tali per caso solo dopo innumerevoli tentativi fallimentari, madri che hanno la disponibilità di dare tutto ai propri figli e madri che hanno poco o nulla e che sono portati anche all’estremo sacrificio pur di salvare i propri figli, madri che nascondono segreti.

Ed è qui il valore di questa serie, tra personaggi di cui arriviamo a conoscere anche i più piccoli segreti ma tutto in funzione dell’impianto narrativo. Non c’è un buono, non c’è un cattivo, ci sono solo donne umane con i propri errori e le proprie responsabilità.

Fonti

Little Fires Everywhere, Amazon Prime Video

Tanti Piccoli Fuochi, Celeste Ng, Bollati Boringhieri, 2017

 

Gaia Galimberti

Laureata in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano, è cresciuta fantasticando mondi attraverso i libri e, dopo essersi innamorata del cinema, fatica a trovare il tempo per correre dietro a tutte le sue passioni. Sogno nel cassetto: scrivere un libro.

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