Le intermittenze della morte: la recensione

Le intermittenze della morte

La recensione

le intermittenze della morte

José Saramago

Feltrinelli

2005

4/5

Dopo la meravigliosa impressione lasciatami dalla lettura di Cecità qualche tempo fa, non sono riuscita a trattenermi dal buttarmi a capofitto in un altro titolo firmato da José Saramago, Le intermittenze della morte. Il suo è sicuramente un nome difficile da ignorare all’interno del panorama letterario internazionale, complice anche l’enorme originalità dei suoi romanzi, capaci di impressionare con uno stile particolarissimo.

Il primo gennaio, in un paese senza nome, la Morte smette di compiere il suo lavoro e l’immortalità arriva. Nessuno può più morire all’interno dei confini del paese e a primo impatto è, ovviamente, una notizia festeggiata con enorme gioia da tutti. I primi problemi, però, non tardano ad arrivare. I primi a risentirne sono proprio coloro che, grazie alla morte, vivevano, come le aziende di pompe funebri, e la religione stessa, senza più alcun messaggio da trasmettere attraverso il timore dell’aldilà, viene messa in discussione. Piano piano, l’iniziale sollievo comincia a svanire e le problematiche emergono sempre di più. Intanto, la morte raffigurata come una donna, osserva i soggetti del suo esperimento per sette mesi al termine dei quali decide di riprendere a mietere vite ma annunciando, questa volta, la triste sorte ai destinatari con una lettera in una busta viola. Una di queste lettere, però, le torna indietro: quella indirizzata ad un violoncellista. La morte si sente costretta a bussare alla sua porta di persona.

Qualche mese fa abbiamo parlato proprio su Cinema Cafe di Falce, il romanzo young adult di Neal Shusterman. L’incipit usato dai due autori è quindi, all’incirca, lo stesso che abbiamo già affrontato, anche se lo svolgimento prende due strade diverse per svariati motivi, a partire dal pubblico a cui i due romanzi sono indirizzati.

Il primo aspetto degno di nota è che Le intermittenze della morte risulta essere una storia molto matura, sia stilisticamente che intellettualmente. Saramago ricicla l’esempio del suo stesso precedente e più celebre Cecità: preleva dalla fantasia un avvenimento completamente irreale ma estremo e lo posiziona nella nostra realtà per esaminarne effetti e conseguenze con uno stile quasi chirurgico attraverso una sintassi inizialmente confusionaria, priva di dialoghi diretti segnati dalla punteggiatura e costellata da un’enorme quantità di virgole che segnano il giusto ritmo. Non è una prosa che piace sempre a tutti ma l’abilità di uno scrittore del calibro di José Saramago sta proprio nel riuscire a rendere una caratteristica così eccentrica qualcosa di naturale e scorrevole, evitando di porla come un ostacolo alla lettura.

Il genio dello scrittore portoghese fuoriesce anche dalla minuziosa descrizione delle reazioni sociali ad eventi estremi come quello in questione, andando ad esaminare, infatti, anche percezioni e punti di vista a cui difficilmente avremmo pensato. A tratti, questa analisi mi ha spaventato, complice il periodo che stiamo realmente vivendo in tutto il mondo. Già nel 2005, anno di pubblicazione de Le intermittenze della morte, Saramago è riuscito a prevedere o immaginare le stesse reazioni comportamentali a cui noi, nel 2020, siamo abituati solo da pochi mesi e senza ombra di dubbio, da questo punto di vista, la lettura di questo romanzo è stata assolutamente catartica, assumendo un ulteriore significato che era impossibile inserire volontariamente dall’autore all’epoca ma che, per causa di forze maggiori, ora viene automaticamente impresso in ogni riga del libro.

Mantenere alto il paragone con un capolavoro come Cecità credo sia impossibile, forse perché manca quella punta di stupore quasi sconvolgente a cui ormai, invece, siamo tristemente abituati. Nonostante questo, Saramago si riconferma per quello che è realmente stato, ovvero una mente creativa e innovativa che ci ha dato qualcosa di unico nel suo genere. Le intermittenze della morte è il libro perfetto per studiare l’individuo sociale che non può fare a meno di vivere come parte del gruppo, le sue tradizioni, le sue usanze: il tutto senza mai perdere il tono onirico e quasi fiabesco che da sempre caratterizza i suoi romanzi.

Fonti

Le intermittenze della morte, José Saramago, 2005, 

Cecità, José Saramago, 1995

Falce, Neal Shusterman, 2020

Valentina Dadda

Studia scienze dei beni culturali ed è innamorata da sempre del cinema e della letteratura, suoi compagni di viaggio da una vita. Affronta le giornate passando da una citazione all'altra e passerebbe ore a parlare di scienza o di femminismo, o di tutte queste cose insieme.

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