Kiki – Consegne a domicilio

Kiki Consegne a domicilio

Kiki Consegne a domicilio: locandina e valutazione

 Hayao Miyazaki

1989

Netflix

5/5

Kiki consegne a domicilio è un film d’animazione giapponese, datato 1989, sceneggiato e diretto da Hayao Miyazaki, sicuramente uno dei migliori dello Studio Ghibli, insieme a Princess Mononoke, ma anche uno dei più sottovalutati se non sconosciuti del grande Maestro e che secondo me meriterebbe molto più riconoscimento.

Quindi ecco i motivi (senza grandi spoiler, promesso) per cui lo amo tanto e perché dovreste dargli una possibilità.

Al primo posto, senza dubbio, c’è Kiki, che come le sue compagne protagoniste ha le qualità per essere una degna eroina Ghibli, ma la sua unicità sta nella fiducia, soprattutto nel futuro e nelle persone, nella fermezza di voler prendere decisioni per la sua vita, la gentilezza, la bontà d’animo e il suo cuore puro, ma anche il suo essere vulnerabile e insicura, il sentirsi fuori posto tra i suoi coetanei.

Ed è una strega, (cosa che già da sola acquista molti punti) e come tradizione delle streghe vuole, al compimento dei suoi tredici anni deve partire da sola per trovarsi una città dove svolgere il suo apprendistato, ovvero cavarsela da sola per un anno per poi poter ritornare a casa vittoriosa. Un rito di passaggio per diventare adulti insomma.

E nonostante siano passati anni e si sente di come le streghe sono ormai poche e le persone riescano a fare a meno dei loro incantesimi e delle loro arti magiche, Kiki è impaziente, freme dalla voglia di partire, agogna l’indipendenza e si è addirittura fatta tutta da sola una scopa, dato che la sua unica abilità magica è il volo.

Non sa ancora bene dove vorrà andare a vivere, ma desidera una grande città, dove si possa vedere il mare, un luogo con molte persone dove è impaziente di mettersi alla prova e dimostrare tutto il suo valore.

Questa cosa è sempre stata incredibile e d’ispirazione, quella che è poco più di una bambina, sostenuta dai suoi affetti e amici, si lanci in questo enorme salto nel vuoto piena di coraggio e speranza.

Ma tornando a noi, le figure femminili, comprese anche quelle minori, sono uno dei motivi per cui questo film ti scalda il cuore, ogni scena con loro sembra come un caloroso gesto d’affetto, a partire dalla mamma di Kiki, una mamma strega che nonostante un filo di preoccupazione la incoraggia e le dona consigli, soprattutto sui dubbi estetici (che tanto importante non è il vestito, ma l’animo) o la signora Osono, che per prima le darà fiducia e aiuto appena arrivata in città, o come la nonnina della torta di pesce o la sua amica pittrice; tutte donne che, in modi diversi l’uno dall’altro, aiuteranno Kiki a sentirsi accettata, benvoluta, al sicuro, a casa.

Non posso non menzionare Jiji, il gatto nero, fedele e unico compagno di viaggio di Kiki, suo inseparabile amico e aiutante. Parlare della bellezza della città sarebbe scontato, ma è effettivamente la città più bella di Miyazaki, sarà che tra le città a cui si è ispirato vi sono Stoccolma e Parigi, ma anche a me non dispiacerebbe affatto vivere a Koriko.

Un motivo visivo invece molto valido, è la fusione dell’estetica tra una figura così antica come la strega, qui estirpata dai suoi luoghi comuni negativi, e il mondo moderno (cioè, quello del 1989, che forse è ancora meglio, no?).

La veste nera, il gatto nero, la scopa di saggina. La radiolina, il forno a microonde, il supermercato e il traffico cittadino. Elementi che pur sembrando fuori contesto a parole, risultino naturalmente amalgamati nella storia.

Poi c’è la musica. La colonna musicale è qualcosa che ricorda e un po’ rimarca la presenza di magia nella pellicola, ogni canzone, perfino i silenzi, risaltano le azioni e i pensieri della protagonista; menzione speciale a quella dedicata alla partenza sulla scopa, nel pieno della notte.

Infine credo che il motivo, se non il più importante, per cui consiglio questo film è il come viene rappresentata la perdita di fiducia in sé stessi, la tristezza e il sentirsi soli, spaesati e persi. In un modo molto semplice ma allo stesso tempo struggente da essere bellissimo e soprattutto condivisibile. Una caduta (metaforicamente o letteralmente, a seconda di chi ha visto la storia) che può trascinarti nello sconforto, nel credere di aver perso, o forse di non averlo mai avuto, quel qualcosa che ti dava valore. Quando in realtà è sempre stato lì, “il sangue della strega, il sangue del pittore, il sangue del fornaio”, se sei nato con la magia non puoi perderla, come se sei nato con un talento che ti rende speciale, non puoi smettere di esserlo solo perché non riesci più a praticarlo o a trasmetterlo.

Se vi sentite tristi o avete perso l’ispirazione, non vi riconoscete più in voi stessi o semplicemente avete bisogno di sentirvi più leggeri, guardatevi Kiki consegne a domicilio: mi auguro che mirando quella giovane strega che riesce a procedere nella sua vita, sentirete la mia stessa sensazione di conforto, di casa e di speranza.

Fonti

Francesca Sutera

Serpeverde e femminista, cresciuta ad anime e film Disney ha maturato il suo amore per l'animazione, sopratutto per quella giapponese e per quella in stop motion, predilige le opere britanniche, specie se drammatiche o storiche, le favole horror e il black humor. Passa le giornate ad ascoltare musica e sperare in più rappresentazione nei film e cartoni animati.

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