Il Silenzio delle Ragazze – La Recensione

Il Silenzio delle Ragazze

Pat Barker

Einaudi

2019

4.5/5

“[…]A furia di ripensare al mio tentativo di fuga, mi ero convinta di aver voluto evadere non tanto dall’accampamento degli achei, quanto dalla storia di Achille; avevo tentato, e non ci ero riuscita. Perché questa, badate bene, era la sua storia: la sua ira, il suo dolore. Che io fossi in collera, che soffrissi anch’io, non importava.”

Sulla scia de Le troiane di Euripide, con il suo ultimo romanzo, Il silenzio delle ragazze, Pat Barker ci trasporta alla fine della guerra di Troia, con la presa della città di Lirnesso. Qui, Briseide, fino a pochi istanti prima regina, si ritrova nel giro di un breve scontro a perdere ogni possedimento materiale e non solo, anche il suo status sociale, il suo onore e il suo valore come persona, divenendo la schiava d’onore del grande eroe omerico Achille, lo stesso uomo che ha osservato mentre sterminava la sua famiglia. Completamente alienata dalla situazione in cui viene brutalmente posta, Briseide diviene i nostri occhi e le nostre orecchie in mezzo ad una guerra che non si ferma sul campo di battaglia, ma che persiste anche nel privato.

 È questo il pretesto che la Barker usa per insinuarsi all’interno dell’ormai vasta moltitudine di rivisitazioni classiche di miti e leggende, ma questa volta con una prospettiva tutta nuova: in questo romanzo, infatti, trovano voce le protagoniste silenziose che da sempre vengono rilegate all’obbedienza, costrette ad una sofferenza tale da rimanere senza alcuna voce con cui urlare.

“Il grande Achille. Il luminoso, splendido Achille; Achille simile a un dio. Montagne di epiteti che le nostre labbra non hanno mai pronunciato. Per noi era solo un macellaio.”

Pagina dopo pagina, accompagniamo Briseide attraverso gli accampamenti greci descritti minuziosamente, in cui decine di donne e ragazze troiane sopravvissute vivono ora per servire coloro che le hanno fatte prigioniere e, stretti accanto a lei, entriamo in una quotidianità tanto spietata quanto reale. Il mondo esterno risulta continuamente confuso, così come è confusa costantemente la nostra protagonista, divisa tra i dolori che sussistono nell’essere considerata nulla più che un oggetto e la semplicità che continua a cercare nelle lunghe giornate per trovare la forza di sopravvivere. 

Canova Briseide consegnata da achille agli araldi di agamennone

Il silenzio delle ragazze è una lettura cruda, violenta, non lascia nulla all’immaginazione così come, d’altronde, non lo lascia la guerra. Ci mostra una verità che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi ma che difficilmente accettiamo di vedere davvero: coloro che siamo abituati a vedere come eroi potrebbero non esserlo per tutti. L’odio che la protagonista prova per Achille, infatti, non lascia alcun dubbio: non è l’uomo valoroso di cui abbiamo letto a scuola ma un assassino fin troppo egocentrico che sta dalla parte opposta della guerra e che lascia dietro il suo cammino nient’altro che sangue.

 A volte si discosta un po’ troppo da quello che fa intendere essere il suo principale obiettivo e soggetto, forzando leggermente alcune dinamiche tra i vari personaggi e il modo in cui si relazionano e interagiscono tra loro, quasi per cercare di alleggerire il peso della violenza che è, invece, la caratteristica che fa di questo libro qualcosa di dolorosamente concreto. È innegabile l’importanza che sussiste nel narrare, oggi, una storia del genere, legata così profondamente alla nostra attualità, in cui Briseide e le sue sorelle vivono ancora dentro fin troppe di noi. 

Valentina Dadda

Studia scienze dei beni culturali ed è innamorata da sempre del cinema e della letteratura, suoi compagni di viaggio da una vita. Affronta le giornate passando da una citazione all'altra e passerebbe ore a parlare di scienza o di femminismo, o di tutte queste cose insieme.

2 thoughts on “Il Silenzio delle Ragazze – La Recensione

  • 12 Maggio 2020 alle 12:48
    Permalink

    Wow, che bella recensione! 😃
    Il personaggio di Briseide mi ha sempre fatto una grande tristezza, mi ricordo che leggendo l’Iliade immaginavo i vari aspetti della sua condizione e questo contribuiva decisamente a ridimensionare l’eroismo assoluto di Achille ai miei occhi. Credo proprio che questo libro racconti e amplifichi esattamente quella sensazione.

    Rispondi
    • 13 Maggio 2020 alle 11:06
      Permalink

      Grazie mille!
      Sì, decisamente. In un certo senso, in questo libro vengono annullati alcuni di quei “filtri” attraverso i quali è normale leggere certe opere e avvicinandoli, anche se minimamente, ad un piano più vicino a quello della nostra realtà. Sicuramente molto interessante da quel punto di vista.

      Rispondi

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