Domani nella battaglia pensa a me: il dramma dell’inganno

Domani nella battaglia pensa a me: il dramma dell'inganno

domani nella battaglia pensa a me

Javier Marìas

Einaudi

1998

3.5/5

Domani nella battaglia pensa a me, quando io ero mortale, e lascia cadere la tua lancia rugginosa. Che io pesi domani sopra la tua anima, che io sia piombo dentro al tuo petto e finiscano i tuoi giorni in sanguinosa battaglia. Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori: con queste parole la regina Anna del Riccardo III di Shakespeare scaglia una maledizione sul re che l’ha fatta uccidere. È proprio da qui che lo scrittore spagnolo Javier Marìas prende in prestito la frase che dà il titolo al romanzo pubblicato per la prima volta nel 1994 e arrivato in Italia grazie ad Einaudi. Marìas, però, non si ferma qui e dal dramma teatrale riprende anche la sua anima e assoluta protagonista: la morte.

Javier Marìas apre il suo racconto in una Madrid contemporanea dove Victor, protagonista e narratore del romanzo, si trova a cena con Marta nell’appartamento di quest’ultima. Marta, però, è sposata: il marito si trova a Londra per lavoro e il figlio dorme nella stanza accanto. I due stanno per diventare amanti ma l’incontro si interrompe prima ancora che il tradimento possa avvenire perché Marta, dopo un improvviso malore, muore a letto tra le braccia di Victor. Dopo alcuni tentennamenti Victor decide di lasciare la casa, nella speranza che qualcuno trovi il corpo della sua quasi-amante il prima possibile ma il senso di responsabilità lo assale e per giorni rimane in attesa di notizie. Quasi forzatamente, Victor rimane ingarbugliato nella vita e nei legami di Marta e, poco alla volta, si ritrova a doverne svelare i misteriosi segreti.

L’incontro che si dispiega nel corso delle prime pagine, motore dell’intero racconto, sembra essere l’inizio di una storia destinata a proseguire attraverso infinite possibilità ma quasi immediatamente Marìas trasforma una potenziale storia d’amore in una catena di “e se…”, qualcosa che sarebbe potuto essere ma che mai sarà a causa di un evento talmente imprevedibile come la morte. La morte, però, si porta dietro anche la rivelazione degli inganni e il senso della responsabilità per un atto di tradimento che, in realtà, non c’è mai stato e che rimarrà per sempre solo un’intenzione congelata nel tempo. Come è facile immaginare, Victor viene immediatamente travolto dal senso di responsabilità che viene aggravato anche dalla presenza del figlio di Marta, addormentato e ignaro di aver appena perso la madre. L’oppressione della colpa si protrae anche nei giorni successivi, quando entra in contatto con la famiglia di Marta ed entra, di conseguenza, a far parte della vita di una persona che a mala pena ha conosciuto per qualche giorno ed è proprio con questo senso di oppressione e questa colpa che possiamo entrare in empatia grazie alla prosa. Domani nella battaglia pensa a me è, infatti, un enorme monologo interiore, quasi un flusso di coscienza con lo scopo di farci affrontare, proprio insieme a Victor, le stesse fasi di elaborazione del lutto e di scoperta dei “segreti” dietro alla tormentata vita di Marta. La perdita, però, viene affrontata senza alcun tipo di ipocrisia evitando inutili commozioni che sarebbero potute risultare fin troppo sentimentali. Anzi, la solitudine di cui si rende protagonista Victor non è tanto quella legata alla perdita di una persona ma quanto, piuttosto, una solitudine sociale dovuta al ritrovarsi in un mondo completamente estraneo al proprio, scoprendosi totalmente differenti da coloro che circondano il nostro microcosmo: diventa, così, una malinconia quasi asfissiante e angosciante.

Purtroppo, è uno scopo che viene raggiunto con un po’ di difficolta proprio a causa di questo monologo interiore che sembra divagare troppo spesso e, quando succede, troppo a lungo. Il focus del racconto si discosta in svariate occasioni e la lettura soffre per questo di un appesantimento non lieve che influisce sul risultato complessivo. La parola d’ordine, in questo caso, è pazienza: senza, vi avverto, non riuscirete a completare la lettura.

Riuscendo ad andare oltre l’iniziale difficolta di approccio a Domani nella battaglia pensa a me, però, si ha la possibilità di addentrarsi anche nella reale anima del romanzo. Le analogie con il dramma shakespeariano vanno ben oltre la semplice “frase ad effetto” usata per intitolare il romanzo e, giunti alla conclusione del racconto, si comprende anche la scelta non affatto casuale. Esattamente come nel Riccardo III, la tragedia sembra scagliare su Victor una maledizione di tormenti sottolineati dalla ripetizione, nel mezzo del racconto, del passaggio fondamentale dell’opera originale: “Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori”. Interrompendo continuamente il racconto, come un incantesimo che viene ripetuto, ci viene ricordato il destino da cui Victor non può scappare, quasi come se fosse condannato a ricordarsi perennemente di una donna che non ha mai davvero conosciuto ma con cui ha condiviso il momento più significativo della sua intera esistenza: l’ultimo. Paradossalmente, è proprio la tragedia che fa entrare Victor più in contatto con ciò che Marta ha rappresentato nel corso della sua vita e, una volta entrato nella sua quotidianità, assume un ruolo fondamentale nello svelare gli inganni da cui era circondata. Proprio come in un’opera teatrale (prendendo anche in prestito alcuni aspetti del giallo) poco alla volta le maschere si levano man mano che le pagine vengono sfogliate, i travestimenti vengono scoperti e i ruoli svelati. 

Sicuramente non si tratta di una lettura leggera nonostante la lunghezza relativamente breve del romanzo, ma il modus operandi di Marìas è il risultato di un’analisi su un tipo di disperazione quasi più sottile, più sottovalutato, quasi ignorabile se non posto sotto la giusta luce e, grazie al suo autore, Domani nella battaglia pensa a me diventa la rappresentazione più essenziale della scoperta attraverso il lutto.

Fonti

Domani nella battaglia pensa a me, Javier Marìas, Einaudi, 1998

Valentina Dadda

Studia scienze dei beni culturali ed è innamorata da sempre del cinema e della letteratura, suoi compagni di viaggio da una vita. Affronta le giornate passando da una citazione all'altra e passerebbe ore a parlare di scienza o di femminismo, o di tutte queste cose insieme.

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