Circe: la recensione del libro di Madeline Miller

Circe: la recensione del libro di Madeline Miller

La maga schiacciata dal mito

Copertina con voto

Madeline Miller

Sonzogno

2019

5/5

«Si dice che le donne siano creature delicate, come fiori, come uova, come qualsiasi cosa che possa essere schiacciata in un momento di negligenza. Se mai ci avevo creduto, non era più così.»

-Circe

Circe è la figlia di Elios, dio Sole incaricato per tutta la sua esistenza dell’immensa fatica di guidare il carro infuocato attraverso il cielo per illuminare la terra, e passa la sua infanzia alla corte del padre, ricercando il favore degli dei che la circondano. Quando Circe decide però per gelosia di usare impropriamente i suoi pharmaka per trasformare la sorella Scilla in un mostro, viene esiliata a vivere la sua eternità sull’isola di Eea.

Difficile pensare a come l’autrice abbia potuto scrivere un intero libro su una maga confinata da sola su un’isola, lontana dal mondo e dalle sue vicissitudini, eppure Madeline Miller riesce a creare una storia corposa legando insieme tutti i diversi miti che, grazie alle numerose parentele di Circe, si allacciano alla sua storia.

Circe è infatti sorella del re Eeta, padre di Medea, la futura sposa di Giasone, ed è sorella di Pasifae, colei che darà vita al Minotauro; ha legami con Prometeo, Scilla e Glauco, Ermes, Dedalo; incontra Odisseo dal celebre episodio dell’Odissea. Madeline Miller riesce sapientemente a destreggiarsi tra le storie del mito e a rendere il romanzo una vera caccia al tesoro al riferimento per i più appassionati di mitologia greca.

Circe trasforma i marinai in cinghiali

L’incontro con Odisseo ci riporta inevitabilmente alle atmosfere del grande poema omerico, portandoci però a conoscere il punto di vista femminile della storia, tutt’altro che scontato.

Circe è una donna sola, portata a diffidare di tutte quelle navi cariche di uomini che naufragano sulla sua isola. Avviene quindi qui la sua trasformazione: da abile e seducente ingannatrice che si diverte a trasformare gli uomini in porci a maga prudente che ben conosce i pericoli a cui è esposta e che non ha nessuna intenzione di piegarsi alle volontà altrui.

Circe compie nell’arco del libro la sua crescita personale: la vediamo crescere nel suo spaccato di eternità, dal carattere un po’ ingenuo di bambina, alla sua autoaffermazione come donna, madre e, soprattutto, maga, pienamente consapevole delle sue debolezze passate e fortificata dalle brutte vicende vissute.

Circe e Ulisse

«Abbassai lo sguardo sul mio corpo nudo alla luce delle fiamme, e cercai di immaginarlo con su scritta la sua storia: il palmo con il segno del fulmine, la mano mancante delle dita, le migliaia di tagli causati dalla mia magia, le rughe cartilaginee del fuoco di mio padre, la pelle del viso simile a una candela sciolta a metà. […]

Il mio ventre liscio risplendeva sotto la mia mano, il colore del miele al sole. […]

Ero una maga dorata priva di passato.»

La maturazione avviene anche grazie a Odisseo, colui che più di tutti riesce a portarla lontano dall’isola con i suoi racconti (e qui la Miller coglie anche l’occasione per autocitarsi nel fare riferimento ad Achille e alla guerra di Troia).

Odisseo è dipinto come l’eroe, il grande stratega che ha messo finalmente fine alla guerra di Troia grazie ad un trucco ingegnoso e che è riuscito a ingannare gli stessi dei. Ma l’eroe è anche adombrato dagli aspetti più oscuri del suo carattere: la ricerca del compiacimento personale – tema di un altro episodio dell’Odissea in cui non riesce a fare a meno di farsi riconoscere dopo aver ingannato il ciclope Polifemo, tirandosi così addosso l’ira del dio del mare Poseidone – e il suo irrefrenabile bisogno di avventura, che gli porterà l’odio del figlio Telemaco.

I leoni attorniano la giovane maga

«Come mi aveva detto Prometeo, era il loro fato, la storia che tutti condividevano. Poco importa quanto fossero vivaci in vita, quanto fossero geniali, quante meraviglie avessero creato, tutti loro diventavano polvere e fumo.»

Nelle vicende che porteranno Telemaco a fare conoscenza di Circe, Madeline Miller ci ricorda, come già avviene durante l’incontro di Circe con Prometeo, il dio che più di tutti ha a cuore la sorte degli uomini, quanto sia in realtà effimera la loro vita e quanto facilmente possano essere sopraffatti, non importa quanto ingegnosi e ingannatori siano stati in vita.

Gaia Galimberti

Laureata in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano, è cresciuta fantasticando mondi attraverso i libri e, dopo essersi innamorata del cinema, fatica a trovare il tempo per correre dietro a tutte le sue passioni. Sogno nel cassetto: scrivere un libro.

3 thoughts on “Circe: la recensione del libro di Madeline Miller

  • 1 Maggio 2020 alle 18:48
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    Grazie mille del consiglio! 😁

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  • 1 Maggio 2020 alle 15:55
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    Ottima recensione! Sembra proprio un bel libro! 😀
    Sono appassionato di mitologia e mi piace molto questa volontà di raccontare il punto di vista “femminile” di un episodio così noto come l’incontro tra Odisseo e Circe, quindi credo proprio che dovrò procurarmelo!

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    • 1 Maggio 2020 alle 16:48
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      Lettura assolutamente consigliata! Insieme ti consiglio anche il primo libro della stessa autrice, La Canzone di Achille, che presenta invece il punto di vista di Patroclo sulla vita dell’eroe 😊
      Sono due ottimi romanzi per approfondire la mitologia greca in una forma un po’ diversa!

      Rispondi

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